Bamboccioni, sfigati, mammoni… Una ragazza scrive a Galimberti

I lettori italiani non sono molti, lo sappiamo. E sempre meno sono quelli che amano leggere i giornali… figuriamoci i supplementi! Pensando che siano davvero pochi i lettori che ieri hanno affrontato fino in fondo la lettura di D La Repubblica, vogliamo proporvi proprio l’ultima pagina, la rubrica di Umberto Galimberti, filosofo, psicoanalista e docente universitario italiano. A scrivere è una ragazza di 19 anni che ripropone sotto forma di lettera un articolo scritto su un blog: La generazione dei senza.

ScanRisponde Umberto Galimberti
Ragazzi, il futuro è già vostro: prendetelo
La generazione più colpita dalla crisi e bistrattata dagli adulti che l'hanno creata ha ogni ragione per ribellarsi. E, nel casi migliori come quello di chi mi scrive, i mezzi per riuscirci.

Mi chiamo Marta, ho 19 anni e frequento l'ultimo anno di liceo classico. Sono figlia della crisi economica, della disoccupazione, dell'instabilità politica, della dipendenza da Internet. Faccio parte di quella generazione cresciuta con i Pokemon, con le videocassette, col Game Boy, con le Big Babol, con Messenger. Siamo la generazione dei "senza": giovani senza ambizioni, senza lavoro, senza futuro. Dicono che siamo immaturi, superficiali, maleducati, viziati, pigri, privi di valori.
Nel 2007 il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa defini i giovani «bamboccioni», il viceministro al welfare Michel Martone chiamò «sfìgati» gli studenti che si laureano fuori corso, la ministra Cancellieri se la prese con i giovani «mammoni» che vogliono «il posto fisso nella stessa città, vicino a mamma e papà», quel posto fisso definito «un'illusione» dalla Fornero e «una cosa monotona» da Monti.
Miei coetanei, diciamo a loro, tutti assieme: noi ce la possiamo fare, possiamo farvi cambiare idea!
Perché Alessandro Magno a 23 anni aveva conquistato metà del mondo allora conosciuto, Leopardi a 21 scrisse L'infinito, Mozart a 13 suonava davanti a imperatori e papi, Sergei Brio e Larry Page a 23 anni creavano Google e aveva la stessa età Mark Zuckerberg quando annunciò il lancio di Facebook.
Oltre a questi nomi noti ci sono anche Adriana ed Enrica, siciliane, 50 anni in due, che stanno sviluppando nanotecnologie per ricavare tessuti dalle bucce degli agrumi, Filippo e Marco, due giovanissimi che hanno messo in piedi delle Iibrerie-baite nel parco nazionale della Val Grande, Raul, 20 anni, napoletano, che ha creato insieme a sua sorella una startup per comparare i prezzi dei servizi di trasporto, e Monica, studentessa universitaria, che ha fondato un'impresa per aiutare famiglie che cercano baby-sitter.
Di ragazzi come questi ce ne sono tantissimi, e dovremmo alzare la voce per dire che il futuro esiste perché esistiamo noi. Lo diceva anche Sant'Agostino: «I tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». Mario Calabresi ha ragione quando scrive: «Chi predica l'entusiasmo spesso viene guardato con sospetto perché rompe il fronte del malumore, ma rischia anche di dare coraggio a qualcuno, e questo è un rischio che vale la pena correre».
Marta Viazzoli e buona parte della generazione dei "senza"
atram16@Jibero.it

Ho dovuto tagliare la sua lettera fino a renderla quasi priva della sua forza, ma spero che almeno qualcosa traspaia per comprendere quella che lei chiama "la generazione dei senza", voi giovani di cui alcuni politici parlano solo per segnalare l'indolenza, invece di illustrare i provvedimenti che sarebbe loro compito adottare per le occasioni di lavoro, magari studiando e finanziando le iniziative e i progetti che quelli della sua età inventano. E che i media non illustrano e non diffondono, limitandosi a riferire quotidianamente i dati Istat sulla disoccupazione giovanile italiana tra le più alte in Europa.
I ragazzi della sua generazione vanno invece incoraggiati, come fa Mario Calabresi e come da tempo fa Riccardo Luna che nel 2013 ha scritto, per voi giovani e per quanti non hanno fiducia in voi, un libro importantissimo dal titolo Cambiamo tutto! La rivoluzione degli innovatori (Laterza), senza smettere con Repubblica di girare l'Italia per conoscere e segnalare le vostre iniziative e ideazioni in ordine alla creazione dei nuovi lavori che anche lei, opportunamente,
nella sua lettera segnala. In fondo siete stati voi, per esempio, a insegnare agli adulti l'uso e l'abuso dei mezzi informatici da cui ormai tutti dipendiamo. Quindi il mondo l'avete già cambiato voi, catturando con anticipo, rispetto alle generazioni che vi hanno preceduto, i segni del futuro per il quale siete nati. Perché il futuro è già vostro, cari ragazzi, per il solo fatto che l'avete davanti e, per ragioni biologiche, spetta solo a voi. L'unica cosa da evitare è "attenderlo", come molti di voi purtroppo ancora fanno, invece di "afferrarlo" con decisione, fidandovi della vostra forza biologica, sessuale e intellettuale che, come dagli esempi che lei riporta, è al massimo tra i 15 e i 30 anni.
Quanto a lei, che a 19 anni ha questa qualità di scrittura, questa quantità di informazioni, questa sensibilità per i problemi giovanili e questa forza nel segnalarli, lei che non disdegna tutti gli strumenti che la tecnologia mette a vostra disposizione e insieme sa citare Sant'Agostino, per il suo futuro non deve temere niente. Perché i giovani che insistono nella loro formazione e non si lasciano scoraggiare dalla gran massa dei coetanei che, con la scusa della crisi, non s'impegnano, vincono.

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