Un’indagine sul profilo sociologico dei Neet

"È un gruppo che non solo vive una situazione di esclusione sociale ma che è così sfiduciato da non riuscire a pensare modificabile la propria condizione". Sulla stampa oggi si torna a parlare di Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Vi proponiamo l'articolo pubblicato sul quotidiano Corriere della Sera.

Corriere-sera-240215Giovani, formazione obbligata
Un ventenne su quattro è senza impiego e non studia. E tra i maschi la quota sale al 35%

di Enzo Riboni
Corriere della Sera, 24 febbraio 2015

C'è un esercito di giovani che rischia di non trovare la strada per (ri)entrare nel mercato del lavoro. Di perdere cioè ogni capacità di adattarsi al cambiamento e di recuperare le competenze necessarie a un lavoro, per quanto modesto possa essere. È l'enorme schiera dei Neet (Not in education, employment or training), dei 15-29enni che sono usciti dal sistema dell' istruzione, sono senza un'attività lavorativa e non sono iscritti a corsi di formazione.
La consistenza di quell' esercito è di difficile valutazione ma, secondo il rapporto "Education at a Glance interim" appena pubblicato dall' Ocse, l' Italia ha il non invidiabile primato dei Neet maschi: il 35% dei giovani tra 15 e 29 anni. Mettendo insieme uomini e donne, tutti i Neet arrivano almeno al 25%.
L'istituto Toniolo, con Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, nel "Rapporto giovani 2014" ha scattato un'accurata fotografia del profilo sociologico e degli umori dei Neet italiani. «Il nostro range di osservazione – precisa Rita Bichi, una dei curatori del rapporto, ordinaria di sociologia all' Università Cattolica di Milano – riguarda la fascia d'età tra i 19 e i 29 anni. In questo universo i Neet rappresentano il 22% del totale». Si tratta di un campione di 2.552 persone statisticamente rappresentativo della realtà italiana. Sono in netta prevalenza celibi/nubili (solo 20% coniugati, tra cui molte donne uscite dal mercato del lavoro per ragioni familiari) e hanno un sentimento dominante: la sfiducia. Una realtà che emerge, soprattutto tra le donne, dal confronto tra Neet e Non Neet della stessa età. Riguardo all' affermazione, «Gran parte delle persone sono degne di fiducia», ogni ragazza è scettica, visto che concorda solo una su tre Non Neet, ma nel caso delle Neet il tasso cade a solo una su quattro. Persino in ambito familiare si sgretola il senso di sicurezza riguardo alla possibilità che quell' istituzione faccia da ammortizzatore sociale: sono soddisfatti del rapporto con parenti e amici il 70% dei Neet (maschi e femmine), 10 punti in meno dei Non Neet.
«Insomma – commenta Bichi – si può dire che c'è circa un 20% di Neet che non è felice, che non gode di legami fiduciari né al difuori della famiglia né al suo interno e che è impaurito del futuro. E' un gruppo che non solo vive una situazione di esclusione sociale ma che è così sfiduciato da non riuscire a pensare modificabile la propria condizione». Il 12,3 %, infatti, non è neppure interessato a trovare un'occupazione. Anche un eventuale cambiamento di idea si scontrerebbe con il tempo che passa, perché i Neet sono anche il gruppo più esposto al rischio di deterioramento delle competenze.
«In definitiva – conclude Bichi – una volta entrati nella categoria, più passa il tempo più diventa difficile uscirne».

Bookmark the permalink.

Comments are closed.