Verso il GJC: le strategie per includere e far studiare tutti, anche gli ultimi

Tra i temi più cari al linguistica Tullio De Mauro c’è quello della scuola per tutti, nessuno escluso. E ne ha parlato anche venerdì scorso al primo convegno nazionale sulla classe capovolta alla Città Educativa di Roma, spiegando lo stretto legame, indissolubile, tra inclusività e qualità della scuola. Le scuole migliori sono anche quelle più inclusive.

All’educazione per tutti è dedicata la rubrica Scuole di questa settimana su Internazionale, che prende spunto dal secondo Obiettivo del Millennio, rendere universale la scuola primaria: assicurare che ovunque, entro il 2015, i bambini, sia maschi che femmine, possano portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria.

La scadenza per realizzare gli Obiettivi del Millennio è arrivata e coincide con l'evento finale (ottobre 2015) del Global Junior Challenge, concorso internazionale che premia l’uso innovativo delle tecnologie per l'educazione del 21° secolo e l'inclusione sociale.
Sin dalla prima edizione del concorso, nel 2000, c'è sempre stato un forte collegamento tra gli Obiettivi del Millennio – sconfiggere inadeguatezza dei redditi, fame, disuguaglianza di genere, degrado ambientale, mancanza di istruzione, assistenza sanitaria e fonti idriche – e le priorità individuate dai giovani di tutto il mondo nei loro progetti. Ci sono tante storie che raccontano il difficile percorso contro la disuguaglianza e l'elaborazione di soluzioni esemplari, che possono diventare patrimonio della comunità internazionale. Per questo torneremo ancora su questo tema.
Intanto lasciamo parlare De Mauro e al suo testo, pensato per la versione cartacea del settimanale, aggiungiamo, come di consueto, i link per ulteriori approfondimenti.

 

De-Mauro-scuole-130215Educazione per tutti. O quasi
di Tullio De Mauro
Internazionale, numero 1089, 13-19 febbraio 2015

Nel mondo sono 650 milioni i bambini tra i sei e gli undici anni in età di frequentare la scuola elementare e 374 milioni i ragazzi tra i dodici e i quattordici in età di primo ciclo postelementare. Alla fine del novecento le organizzazioni internazionali e i singoli stati avevano preso l'impegno solenne di eliminare dal pianeta la mancata scolarità di bambini e ragazzi entro il 2015. Il 2015 è arrivato e dobbiamo constatare che l'impegno non è stato mantenuto. O meglio, dal 2000 al 2007 la percentuale di mancata scolarità si è quasi dimezzata calando del 42 per cento (47 per le ragazze), ma poi il progresso si è fermato. Da allora risulta che ogni anno non vanno e forse mai andranno o torneranno a scuola 9 bambini su cento e 18 ragazzi tra gli 11 e i 14 anni.
Sono rispettivamente 58 milioni di bambini e 63 milioni di adolescenti. Un terzo si concentra nei paesi dell'Africa centroccidentale.
Réaliser la promesse non tenue de l'Éducation pour tous si intitola un ampio rapporto pubblicato a metà gennaio dall'istituto di statistica dell'Unesco e dall'Unicef. È una fonte preziosa e aggiornata per conoscere la situazione dei singoli stati, capire caso per caso perché persiste la mancata scolarità e per cercare di delineare interventi efficaci. Sono diversi da paese a paese, ma con alcune costanti: aumentare gli investimenti, combattere davvero il lavoro minorile, formare meglio gli insegnanti a capire e seguire le strategie per includere e far studiare tutti, anche gli ultimi.

 

 

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