Le ragioni della crisi negli scritti di Luigi Spaventa

Oggi a Roma, alle 17.30, all'Istituto della Enciclopedia Treccani (Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea, in piazza della Enciclopedia italiana 4), sarà presentato il libro "Contro gli opposti pessimismi" (Castelvecchi Editore) di Luigi Spaventa, per ricordare l'autore a due anni dalla sua scomparsa. Introduce Franco Gallo, Intervengono Tullio De Mauro, Luigi Guiso, Antonio Pedone, Eugenio Scalfari. Anche la Fondazione Mondo Digitale ha avuto modo di incontrare lo studioso Luigi Spaventa, in occasione del convegno Cultura dell'Innovazione e partecipazione, nel 2008, anno che ha segnato l'inizio della grande crisi del nuovo secolo.

Per ricordare insieme il generoso contributo di Spaventa anche su queste pagine vi proponiamo la lettura di un articolo pubblicato ieri sul quotidiano Il Sole 24 Ore.

SpaventaLuigi Spaventa (1934 – 2013)
CAPIRE IL RITMO DELLA CRISI
Il volume che raccoglie i pezzi dell'economista testimonia l'attualità del suo pensiero e fa comprendere come si è giunti a oggi

Gianni Toniolo
Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2015

I volumi che raccolgono editoriali apparsi su quotidiani sono raramente all'altezza delle attese suscitate dalla notorietà o dall'autorevolezza dell'autore. Il giornale del mattino, come la brioche che lo accompagna, va consumato appena sfornato. I suoi articoli appassiscono in fretta. Non è così per quelli di Luigi Spaventa, raccolti da Antonio Pedone, che catturano oggi il lettore come quando furono scritti (tra il 2002 e il 2011). Ciò dipende dalla qualità dei pensieri che raccolgono, dalla sobria eleganza della scrittura, dalla cultura dell'autore ma anche dai caratteri della vicenda italiana del XXI secolo: quelli di una storia all'apparenza bloccata, ripetitiva, alla ricerca sempre elusa di una nuova fase di crescita, non solo economica.
Luigi Spaventa (1934-2013), uno dei pochi economisti italiani della sua generazione ad avere pubblicato su importanti riviste internazionali, è stato deputato, ministro, presidente della Consob ma è sempre rimasto anzitutto uno studioso, attento come pochi, agli sviluppi teorici e metodologici della scienza economica verso i quali ha mantenuto un'apertura che non escludeva critiche penetranti. Esemplare in questo senso è un suo saggio sul tema, poi divenuto di moda, delle "colpe" degli economisti e della teoria economica per l'origine della crisi. Gli articoli raccolti da Pedone ripropongono un aspetto del pensiero di Spaventa, importante ma non esaustivo: l'attenzione alle vicende della politica economica italiana e internazionale.
Tra i vari aspetti della vita economica italiana toccati nei 151 articoli raccolti da Pedone, il tema della crisi iniziata nel 2008 è quello che più attrae il lettore odierno per l'attualità del pensiero di Spaventa. Ma gli articoli scritti negli anni precedenti sono ugualmente importanti per chi voglia capire l'Italia di oggi e indispensabili per cogliere i caratteri di una crisi che Spaventa giudicava, almeno in Italia, sia ciclica sia strutturale.
La crisi del 2008 coglie un Paese fiaccato da un quindicennio di bassa crescita, seppure un po' mitigata dai segni di accelerazione del precedente biennio. Benché politicamente vicino al centro sinistra, Spaventa dispensa valutazioni positive e negative, motivate e mai rancorose, ai governi dell'una e dell'altra parte. Soffre la mancanza di comunicazione «su dati e fatti che in un Paese democratico è il miglior strumento di persuasione» (pag. 207) in mano ai governi. È severo con un presidente del Consiglio che, nel 2003, attribuisce alla moneta unica calamità economiche di origine domestica. Spiega i benefici derivanti dall'euro (tra i quali un forte risparmio nella spesa per interessi, poi non sfruttato per ridurre la spesa pubblica complessiva né per attuare robusti investimenti privati), ricorda che l'aumento dei prezzi più elevato che nel resto d'Europa dipende dall'insufficiente grado di concorrenza interna, insiste sui cambiamenti necessari – economici, istituzionali, sociali e politici – per trarre dalla moneta unica tutti i potenziali effetti positivi. Non smette, anno dopo anno, di segnalare il freno che il debito pubblico esercita sulla crescita e i pericoli di instabilità insiti nel suo elevato livello.
Quando la crisi arriva, Spaventa coglie la difficoltà di attuare una politica adeguata: sarebbe necessaria un'espansione della spesa pubblica, per compensare la riduzione di quella privata, ma l'elevato indebitamento (osservato con preoccupazione non tanto dall'Unione Europea quanto dai detentori del debito stesso) concede pochi spazi di manovra. Rileva quanto sia salato il costo dell'avere contato, negli anni precedenti, sulla stanca e perdente idea che lo sviluppo «possa essere sospinto da iniezioni di spesa pubblica in disavanzo» (pag. 451). Spaventa non è però uomo dalle sterili recriminazioni sul latte versato. Nel 2010 già vede, con pochissimi altri, avvicinarsi la crisi del debito sovrano del l'estate successiva. Riconosce al tempo stesso che «se un obiettivo di bilancio pubblico viene mancato solo per il declino inatteso del prodotto, sarebbe vano e dannoso tentarne una compensazione con altre misure restrittive» (pag. 444). Suggerisce dunque di accelerare provvedimenti che accrescano la produttività rimandando la riduzione del disavanzo poiché «quando gli interventi delle autorità sono seri e rigorosi, la concessione di più tempo può fare la differenza tra successo e fallimento» (pag. 444). Non si tratta, dice, «di meccanismi dilatori ma dei mezzi necessari per consolidare un processo di risanamento, a cui devono contribuire sia i governanti sia i banchieri centrali: la divisione del lavoro non impedisce la collaborazione e non può comportare la separazione di responsabilità» (pag. 445).
L'indovinato titolo voluto da Pedone, Contro gli opposti estremismi, cattura lo spirito di Spaventa, scomparso due anni fa dopo una lunga malattia. Uno spirito che oggi è merce rara ma proprio per questo da coltivare pure nella consapevolezza che è difficile uguagliare il rigore, la chiarezza espositiva e, non ultima, la fredda passione civile di Luigi.
gt14@duke.edu

CONTRO-GLI-OPPOSTI-PESSIMISMI_Layout-1Luigi Spaventa
Contro gli opposti pessimismi
Per uscire dal declino e dalla crisi
a cura di Antonio Pedone
Castelvecchi, Roma
pagine 468
euro 25,00

Alcune immagini del convegno Cultura dell'Innovazione e partecipazione (Roma, 10 dicembre 2008)

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