Il volontariato è un facilitatore dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro

Ancora sul tema del volontariato vi proproniamo dalla rassegna di stampa di oggi il punto di vista deò professore Marco Musella, ordinario di economia politica dell'Università di Napoli Federico II, che sostiene come volontariato sia un "facilitatore dell' incontro tra domanda e offerta di lavoro".

Avvenire-031214ll volontariato fa il pieno di studenti
di Luca Liverani
Avvenire, 3 dicembre 2014

ROMA Un vero e proprio laboratorio di nuove professioni. Il volontariato si conferma come propulsore di figure professionali inedite, 'officina' per chi si affaccia nel mondo del lavoro, strumento di accumulazione di capitale umano. E a conferma dell'analisi del professor Marco Musella dell'Università di Napoli Federico II sono le elaborazioni sui dati dell'ultimo censimento proposte da Istat, CSVnet e Fondazione volontariato e partecipazione. Che rivelano come tra i 6 milioni 630mila volontari italiani ce ne sono 4 milioni e 140mila impegnati in organizzazioni, ma altri 3 milioni che fanno volontariato individuale, e a volte anche organizzato.
Alla presentazione della ricerca, nella sede dell'Istat, il professor Musella, ordinario di economia politica, sottolinea dunque come il volontariato è un «facilitatore dell' incontro tra domanda e offerta di lavoro»: «La storia ci dice che alcune professioni sociali – spiega – sono nate dal volontariato. E che, in alcuni casi, si sono estese dal sociale ad altri mondi: assistenti sociali, progettisti, fund raiser per la raccolta fondi». Nelle aree di nuova occupazione emerge la richiesta di figure di prima accoglienza, di animatori di centri socio-educativi, di figure gestionali a diversi livelli, o impegnate nella progettazione e gestione di progetti e reti.
La novità dell' indagine sta anche nell'armonizzazione agli standard del manuale sulla misurazione del lavoro volontario dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Da cui emerge ad esempio che gli studenti sono i più impegnati nel volontariato (9,5%), più dei volontari occupati (9,1%). La laurea è il titolo di studio più diffuso (13,6). I volontari sono in media più fiduciosi verso gli altri: lo è il 35,6% a fronte di un 20,9% dei cittadini comuni. Anche verso le istituzioni: 24,4% contro il 20,8%.
Le motivazioni che spingono a regalare il proprio tempo sono diverse: il 49,7% lo fa per il bene della comunità e dell'ambiente, uno su tre per socializzare, il 25,8% è spinto da motivazioni religiose, il 17,7% per mettersi alla prova e acquisire capacità spendibili nel lavoro.
«Così come il volontariato non deve avere timori di misurarsi utilizzando parametri scientifici accreditati, così le istituzioni non devono temere di promuoverlo e sostenerlo secondo il principio della sussidiarietà», commentato Stefano Tabò, presidente di CSVnet. «Questa convinzione deve condizionare la Riforma del Terzo Settore, a ragione dei benefici – diretti e non – generati dall' azione volontaria».
L' ispirazione religiosa è forte non solo tra le motivazioni, ma anche tra le organizzazioni che hanno finalità religiose e impegnano la percentuale più alta di volontari, il 23,2%. Seguono col 17,4% le attività culturali e ricreative, la sanità col 16%, l' assistenza sociale e la protezione civile col 14,2%, lo sport con l' 8,9. Attorno al 3% i volontari che si occupano di ambiente, di istruzione e ricerca, cooperazione internazionale. Il 2% si occupa di filantropia, così come di politica o sindacato.
Un volontario su sei si impegna in più gruppi.
Squilibrata la distribuzione territoriale. Se la media italiana di chi fa volontariato è il 12,6%, in Trentino Alto Adige la percentuale oscilla tra il 17,2 e il 22,8, mentre al Sud sta tra io 7,9 e il 9,4. Senza grosse differenze tra volontariato organizzato o individuale.

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