Non possiamo aspettarci un forte sviluppo dell’istruzione senza risorse e riforme

Dalle pagine di Internazionale il professore emerito Tullio De Mauro torna sulla questione degli investimenti nelle risorse umane e nella istruzione, prendendo spunto dall'ultimo rapporto pubblicato dalla Commissione europea Education and training monitor, che mette a confronto diversi parametri (abbandono scolastico, competenze di base, apprendimento permanente, transizione verso il mercato del lavoro, mobilità professionale) e i livelli da conseguire entro il 2020 per ciascun paese.

istruzionePrediche inutili?
di Tullio De Mauro
Internazionale, numero 1078, 21-27 novembre 2014

La Commissione europea ha pubblicato il 14 novembre la terza edizione del rapporto Education and training monitor, accompagnato da quadri per ciascuno dei ventotto paesi dell'Unione e da tabelle e grafici che dovrebbero favorire lettura e comprensione a colpo d'occhio anche per i più distratti. Rispetto agli altri ormai numerosi raffronti comparativi sui sistemi d'istruzione questo si caratterizza, oltre che per la chiarezza e per l'aggiornamento tempestivo di dati, anche per la sua rilevanza ufficiale.

Attraverso le sue osservazioni e raccomandazioni ascoltiamo la voce di chi, delegato dai ventotto governi e stati, dovrebbe governare l'Europa sulla via di processi unitari.

Avremo occasione dì tornare su molti dati che il Monitoro offre. Ma si impongono all'attenzione anzitutto la serie di key findings con cui il rapporto si apre e tra questi specialmente i primi. "Non possiamo aspettarci un forte sviluppo dell'istruzione senza risorse sufficienti e senza riforme che assicurino la reale utilizzazione degli investimenti. Finora diciannove tra gli stati membri nel 2012 hanno tagliato le loro spese per l'istruzione.

Rispetto al 2008 sei paesi hanno diminuito la loro spesa in tutti i livelli di istruzione: Belgio, Grecia, Italia, Lettonia, Portogallo, Romania. Il disinvestimento in capitale umano rischia di minare le prospettive di una crescita sostenibile e inclusiva per l'Europa". Da queste affermazioni la Commissione e i singoli stati sapranno trarre le necessarie conseguenze?

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