Disoccupazione giovanile, come passare dalle aule all’impiego

Oggi, mercoledì 3 settembre, è il giorno fissato dal Governo per comunicare le novità per la scuola. In attesa di sapere attraverso il sito Passo dopoPasso cosa cambierà concretamente e a quali misure saranno prese per affrontare l'emergenza educativa e la disoccupazione giovanile, vi proponiamo l'l'editoriale di Walter Passerini sul quotidiano La Stampa.

Passerini, prima di diventare giornalista, è stato anche insegnante e, una volta intrapresa la carriera nella carta stampata, ha ideato e diretto Corriere Lavoro, il primo esempio di settimanale di un quotidiano dedicato ai temi del lavoro e della formazione. Al Corriere ha anche realizzato Corriere Scuola e Corriere Università. Per Il Sole 24 Ore è stato responsabile di Job 24 e per Italia Oggi del settimanale Io Lavoro. È il punto di vista di chi, in qualche modo, si è sempre occupato di formazione finalizzata all'occupazione. Molte delle sue idee ci sembrano in sintonia con quanto sta realizzando la Fondazione Mondo Digitale nell'area di intervento Imprenditoriaa giovanile e innovazione sociale, con progetti come The Italian Makers.
 
La-Stampa-020814Come passare dalle aule all'impiego
di Walter Passerini
La Stampa, 2 settembre 2014
 
Finalmente si parla di scuola, ma la scuola non è solo insegnanti, assunzioni, graduatorie, aule. Domani il governo presenta una nuova riforma della scuola, il cui sottotesto sarà la scarsità di risorse.
Sulla scuola bisogna investire, e molto, ma la condizione per farlo è quella di spostare il baricentro sui ragazzi, le famiglie, le imprese, il lavoro. È finita l'epoca degli aggiustamenti. Il dossier scuola-lavoro dovrà essere al vertice delle priorità. Sette le possibili architravi di un cambiamento ormai ineludibile, che dovrà essere sorretto da un sistema di valutazione del merito degli insegnanti (prende di più chi lavora meglio e di più) e da una maggiore autonomia degli istituti, seguiti da un'accorta regìa. Il primo nodo, un vero anello debole della catena educativa, è quello delle medie inferiori, nel quale fin dal secondo anno va istituito un processo di orientamento per rendere consapevoli ed efficaci le scelte della scuola superiore. Troppa casualità va sostituita da una maggior professionalità e guida. Nelle superiori vanno introdotti in modo massiccio gli stage, che oggi coinvolgono solo il 9% dei ragazzi, rendendoli obbligatori a partire dal terzo anno con un incremento fino 200-300 ore l' anno. L' alternanza scuola-lavoro, più che un mantra da convegno, deve essere un sistema concreto, per favorire le esperienze lavorative dei giovani mentre studiano, usando anche la formula delle scuole-bottega, per avvicinare attraverso laboratori i giovani alle piccole imprese, ai mestieri artigiani, all'artigianato digitale. Alternanza e apprendistato, nella sua versione più prossima possibile al sistema duale tedesco e al sistema francese, dovranno essere sostenuti da un pacchetto di agevolazioni, per le scuole che vi aderiscono, per gli insegnanti che se ne fanno carico e per le imprese che si vorranno far coinvolgere. A questo dovranno servire i cosiddetti «school bond» o «school guarantee», che al di là dell'autocompiacimento anglofilo delle formule dovranno fare da volano e rete virtuosa per scuole e imprese. Da questo mese parte la sperimentazione del nuovo apprendistato, che potrà avvalersi di un significativo numero di ore (fino a un terzo di presenza in azienda, due terzi in aula), sul quale sono fioriti numerosi protocolli, che devono diventare concreti e non formali, sull' esempio del modello Enel, che assume in apprendistato 150 giovani del quarto anno, che svolgeranno in azienda almeno 800 ore l' anno. Stage e apprendistato in alta formazione dovranno coinvolgere anche gli iscritti ai licei e non solo gli studenti dei tecnici. Andrà poi esteso a tutti gli studenti delle superiori il libretto formativo personalizzato, in modo che di ogni studente si possano verificare i percorsi di alternanza realizzati, che daranno diritto a una serie di crediti, da fa valere in fase di esame finale, per esempio nella terza prova, e da allegare al curriculum per l' avvio della ricerca del lavoro. La sesta sfida sarà quella dell'introduzione di un canale post-diploma di formazione terziaria avanzata e professionale, trasformando le positive esperienze degli Its (Istituti tecnici superiori), in un vero e proprio nuovo ordinamento. Infine, anche le università dovranno capovolgere la loro funzione di puri sportelli di ascolto o di segnalatori della sola offerta formativa, per attivarsi e diventare veri uffici placement, previsti dalla legge ma disattesi e mai attrezzati per questa funzione, promuovendo relazioni stabili con il mondo delle imprese, dell'artigianato innovativo, delle start up, del coworking e dei «fab-lab», nuove fucine di imprenditorialità giovanile, in troppi casi senza alcun legame con le università. Il patto formativo con i giovani nelle università dovrà essere anche un patto per l'occupabilità. Il mondo del lavoro, l'economia, la competitività richiedono una formazione più robusta e adeguata e solide competenze. L'alibi della «didattica orientante» deve lasciare il posto a una maggiore e concreta alternanza, a un dialogo forte con i servizi al lavoro, con le imprese, con i sistemi di monitoraggio. Non possiamo più permetterci oltre due milioni di Neet (giovani sotto i 29 anni che non studiano e non lavorano). Nessun giovane dovrà arrivare ai 25 anni senza mai aver visto e sperimentato il lavoro da vicino e almeno un'azienda.
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