Crescita economica: in “Presi per il Pil” un’interpretazione controcorrente

Una settimana fa l’agenzia di stampa Redattore sociale ha proposto ai suoi lettori un originale documentario realizzato da Stefano Cavallotto (regista), Andrea Bertaglio e Lorenzo Fioramonti (autori) che mostra un’Italia diversa attraverso quattro storie (L’avventura de Lo Puy, I ragazzi di Pescomaggiore: l’ecovillaggio Eva, Vivere la decrescita. In Sardegna si può, Mdf Torino: vivere la decrescita in una grande città) e il contributo di sette esperti (Enrico Giovannini, Rob Hopkins, Serge Latouche, Giulio Marcon, Helena Norberg-Hodge, Maurizio Pallante, Mario Pianta).

"Presi per il Pil" è un documentario low cost, è costato poco meno di 10mila euro. E anche la distribuzione è "dal basso": chiunque può chiedere una copia del cd (al prezzo di 10 euro) e organizzare una proiezione nel proprio appartamento o nel condominio, in un'associazione o in un circolo o nella piazza del paese. Basta scrivere a presiperilpil@gmail.com. Gli autori sono disponibili a partecipare alle proiezioni.

Il trailer del documentario

"Presi per il Pil", un documentario smonta i "gufi" dell'economia

Il Prodotto interno lordo (Pil) cala, dello 0,2%. L'Italia è impantanata. In questi giorni le prime pagine dei giornali raccontano quanto è oscuro il cielo sopra il Belpaese, non solo dal punto di vista meteorologico. Ma chi ci assicura che se il Pil fosse cresciuto dell'1% staremmo tutti meglio?

"Presi per il Pil" è un documentario che prova a smontare l'assunto: più pil, più benessere. Prodotto dal basso con una campagna di crowdfunding e il sostegno della Film Commission Torino Piemonte, racconta quattro storie di persone che hanno scelto di vivere in modo diverso, consapevoli che il benessere non può derivare da una crescita continua dei consumi. "Presi per il Pil" ospita anche gli interventi di economisti e studiosi, tra i quali Enrico Giovannini, ex presidente Istat e già ministro del Lavoro, Rob Hopkins, fondatore delle Transition Town, e Serge Latouche, economista e filosofo francese. Dagli studi di questi esperti e dalle storie raccontate emerge che "quella del Pil è una presa in giro", sottolinea Stefano Cavallotto. Il motivo? "Perché in realtà è un indicatore inadeguato e fa passare per benessere quel che col benessere non ha nulla a che fare. Nel calcolo del Pil sono inclusi il commercio delle armi, la spesa per i farmaci, gli incidenti stradali e altri fattori che se anche aumentassero non cambierebbero in meglio la vita delle persone".

 

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