Vivere sempre connessi come ci cambia? Ci rende peggiori, migliori o diversi?

Social network, quotidiani online, mail, motori di ricerca… La vita quotidiana è diventata un flusso di informazioni che, grazie a tablet e smartphone, ci seguono ovunque, giorno e notte. Ma l'essere sempre connessi, disponibili e raggiungibili, quali effetti ha sul nostro cervello? E questo cambiamento ci rende peggiori, migliori o diversi?

In apertura della settimana segnaliamo una serie di articoli sul tema della "connessione perenne" proposti nella versione cartacea di Nova24, il domenicale de Il Sole 24 Ore, come “lettura aumentata”, leggibile cioè con l’app NòvaAJ oppure on line. Poi Nòva va in vacanza e torna  in edicola il 7 settembre.
Ecco cosa si può leggere on line:

Se il cervello è "always on"
Vivere sempre connessi: ne derivano benefici e pericoli, come ciascuno di noi sa. La neurologia indaga per comprendere
di Roberto Manzocco

In vacanza lasciamo il nostro cervello “senza rete”
L'ansia da non connessione è una sorta di transfer che ci rende schiavi di strumenti che dovrebbero essere al nostro servizio. Solo staccando riacquistiamo equilibrio
di Federico Mereta

Esci da questo corpo!
Internet è (soprattutto) uno strumento. Bisogna scoprire come ci ha cambiato. Poi si possono instaurare relazioni fisiche, arricchite dal nuovo spirito digitale
di Umberto Grandi

La paura della disconnessione
Lo scollegamento dal proprio mondo può trasformarsi in un momento di fragilità. Tanto più in tempi di crisi
di Federico Mereta

 

 

 

 

 

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