L’apprendimento secondo il cognitivismo metodologico

Lo studioso di epistemologia Stefano Gattei, autore di numerose pubblicazioni in Italia e all'estero, oltre a svolgere attività accademica (attualmente è ricercatore presso IMT – Alti Studi Lucca), collabora regolarmente con le pagine culturali del "Corriere della Sera" e oggi dalle pagine del quotidiano ci guida alla scoperta degli studi di Riccardo Viale, che si occupa di apprendimento da una prospettiva originale, il cognitivismo metodologico.

Gattei segnala che nel secondo volume di Methodological Cognitivism (Springer, 2013), dedicato da Viale alle tre nozioni-chiave di cognizione, scienza e innovazione, ci sono capitoli stimolanti su arte, scienza e creatività e sulla dinamica della produzione della conoscenza, alla diffusione e all'utilizzo dell'innovazione tecnologica (con bei capitoli sulle forme "tacite" della conoscenza).

Corriere-della-Sera-280714Verso una rifondazione cognitiva

Scienze sociali – I volumi di Riccardo Viale: biologia e psicologia pesano più di contesto e cultura.
Lo studio dei meccanismi d'apprendimento è diventato centrale.

di Stefano Gattei
Corriere della Sera, 28 luglio 2014

La ricerca sociale, e la sociologia della scienza in particolare, offre spiegazioni che cercano di correlare fattori sociali e comportamenti individuali. Tali spiegazioni, tuttavia, per la natura sfuggente dell' oggetto di studio, mancano spesso di approfondire adeguatamente la catena causale che collega il fenomeno sociale all'azione individuale, finendo per cadere in fallacie o errori argomentativi. Esse trascurano di analizzare la componente cruciale che collega i fattori sociali a quelli del comportamento: quella dei meccanismi mentali di decisione e azione. Il programma di ricerca nella metodologia delle scienze sociali che va sotto il nome di «cognitivismo metodologico» – e che ha in Riccardo Viale, cattedra all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, presidente della Fondazione Rosselli di Torino e attuale docente alla Scuola nazionale di amministrazione, uno dei suoi più innovativi sostenitori – parte dal presupposto che solo attraverso la conoscenza dei meccanismi naturali di elaborazione dell' informazione e di decisione è possibile dare una risposta adeguata al perché un dato fattore sociale è correlato a una data azione individuale. Dagli anni Venti fino alla fine degli anni Cinquanta la psicologia è stata dominata da un approccio empiristico allo sviluppo cognitivo, condiviso dalle due concezioni dominanti del periodo, il comportamentismo e il costruttivismo. Secondo queste due concezioni, nelle prime fasi del proprio sviluppo cognitivo la mente è una sorta di tabula rasa: la mente umana è libera da influenze biologiche e viene plasmata fin dall' inizio da fattori storici, culturali e ambientali. Ciò che apprendiamo dipende esclusivamente dall' ambiente cui siamo esposti. Queste tesi – che affondano le proprie radici nel più ampio dibattito epistemologico sulla distinzione fra «contesto della scoperta» e «contesto della giustificazione» (introdotta dal neopositivista Hans Reichenbach e difeso anche da pensatori del tutto estranei a tale corrente di pensiero, come Karl Popper) – costituiscono il nucleo di quello che gli psicologi evoluzionisti chiamano «modello standard delle scienze sociali». A partire dagli ultimi decenni del ventesimo secolo, tuttavia – grazie agli studi pionieristici di Herbert Simon, promossi nel nostro Paese proprio da Viale, e da lui successivamente elaborati in modo autonomo e originale -, il clima teorico è cambiato: il declino del comportamentismo e la crescita della psicologia cognitivista, la concezione innatistica del linguaggio avanzata da Noam Chomsky, la psicologia evoluzionistica e le concezioni funzionalistiche della mente proposte da Hilary Putnam e Jerry Fodor hanno portato a una decisa rivalutazione dei fattori biologici e naturali nella determinazione dei comportamenti individuali e sociali, a scapito dei fattori culturali e ambientali. Il secondo volume di Methodological Cognitivism, dedicato da Viale alle tre nozioni-chiave di cognizione, scienza e innovazione (Springer, 2013), prosegue – dopo il primo, uscito nel 2012 e dedicato a mente, razionalità e società – la critica del modello standard con l'obiettivo di riepilogare i risultati raggiunti e contribuire al programma di «naturalizzazione» delle scienze umane. Viale discute il contesto generale da cui ha preso avvio la scienza cognitiva, con ampi riferimenti al dibattito epistemologico novecentesco, approfondisce l'epistemologia sociale e analizza l'impatto delle scienze cognitive su complesse problematiche filosofiche, quali causalità e verità. Il volume si divide in quattro parti: Experimental Philosophy and Causality, che affronta le complesse sfaccettature del rapporto causa-effetto; Cognitive Rationality and Science, che critica tanto il pensiero neopositivista quanto la corrente relativista (in particolare la riduzione della metodologia alla sociologia della scienza) per proporre la terza via di una fondazione cognitiva della razionalità scientifica, con uno stimolante capitolo finale dedicato ad arte, scienza e creatività; Research Policy and Social Epistemology, che approfondisce i temi cruciali dell'epistemologia sociale, della politica della scienza e della cultura dell'innovazione; e Knowledge Transfer and Innovation, dedicata alla dinamica della produzione della conoscenza, alla diffusione e all'utilizzo dell' innovazione tecnologica (con bei capitoli sulle forme «tacite» della conoscenza). Con rigore, competenza e ampiezza di prospettiva, Viale mostra l'importanza delle scienze cognitive per la chiarificazione di importanti problemi filosofici. L' obiettivo è l'identificazione e lo studio del rapporto tra fattori di tipo sociale ed elementi del meccanismo cognitivo come euristiche, regole inferenziali, modelli mentali e rappresentazioni analogiche responsabili dello stile cognitivo nelle decisioni scientifiche.

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