Invecchiamento attivo: lasciate giocare gli anziani. Anche con la Wii

Nella sezione “Inchieste e dossier” del portale Superabile, il Contact Center Integrato realizzato da Inail,  la giornalista Federica Onori, con l’articolo Anziani, i videogiochi possono migliorare le capacità cognitive, informa un pubblico più allargato sui risultati ottenuti dai ricercatori dell’Università della California. La fonte è l’articolo pubblicato sul quotidiano The Guardian Rise of the silver gamers: you don’t have to be young to play video games.

Anziani, i videogiochi possono migliorare le capacità cognitive
Secondo i ricercatori dell’Università della California, un utilizzo regolare dei videogiochi può avere un impatto positivo sul benessere mentale dei più anziani. Importante anche la dimensione sociale e relazionale. John Clark, 85 anni: “Se non giocassimo insieme alla Wii staremmo soli nelle nostre stanze”.

ROMA – Non bisogna essere giovani o teenagers per giocare ai videogiochi. Anzi, il loro utilizzo da parte della popolazione più anziana potrebbe avere un impatto positivo sul suo benessere mentale e sul funzionamento delle capacità cognitive.
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian, i ricercatori dell’Università della California hanno dimostrato che persone di circa 60 anni di età che hanno giocato a un videogame personalizzato per 12 ore nell’arco di un mese hanno migliorato le loro capacità di multitasking in maniera maggiore rispetto al livello raggiunto da un ventenne alle prese con il videogioco per la prima volta. Miglioramenti che rimangono costanti anche nei successivi sei mesi.
“Mi tiene sempre molto attiva e vigile – spiega l’inglese Doris Oram, 84 anni – ed è un buon modo di passare la sera quando non hai niente da fare. Non ho nessun tipo di demenza ma mi aiuta a tenere in allenamento la mia capacità di coordinazione perché per giocare devo usare contemporaneamente sia gli occhi che le dita”.
Anche la dimensione sociale e quella del divertimento non devono essere sottovalutate. Per i residenti della casa di riposo The Paddock, a nord di Londra, sfidare qualcuno a golf o a bowling con la Wii è molto più che un esercizio mentale. “Non è solo il gioco in sé che mi fa star bene ma anche e soprattutto la compagnia che ne deriva – racconta l’ottantacinquenne John Clark, da 19 anni in casa di riposo – . Se non giocassimo, molti di noi starebbero sempre seduti nelle nostre camere da soli”.
Attraverso l’uso di un particolare videogioco chiamato NeuroRacer, il team di ricercatori ha ipotizzato che il cervello che invecchia è molto più plastico di quanto pensato prima. Questo significa che è in grado di conservare le abilità più importanti e di rimodellarle a seconda delle situazioni. A sostenerlo è anche lo psicologo Peter Etchells della Bath Spa University, secondo cui un utilizzo regolare di specifici videogiochi può condurre a tempi di reazione più veloci e a una migliore capacità di identificare gli oggetti sullo schermo.
Tuttavia, lo stesso psicologo invita a non giungere a facili conclusioni poiché molti sono i fattori coinvolti nel campo del deterioramento delle abilità cognitive. Invita alla cautela anche Adam Gazzaley, che ha condotto l’innovativo studio NeuroRacer. Questo settore di ricerca, spiega il ricercatore, è ancora alla prima fase e anche se ci sono buone ragioni per essere ottimisti è necessario attendere la validità scientifica. “I videogiochi – conclude Gazzaley – sono un fattore da prendere in considerazione insieme a molti altri, come esercizio fisico e alimentazione. Quello di cui abbiamo bisogno è individuare quanto questi elementi interagiscono tra di loro e con quali modalità. Solo allora saremo in grado di capire quali sono gli ingredienti per una buona salute mentale”. (Federica Onori)

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La novantenne nonna Mimma alla RomeCup alla guida di un robot umanoide con Luca Iocchi, professore associato al Dipartimento di Ingegneria Informatica, automatica e gestionale “A. Ruberti”.

 

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Nell’Activity Space della Palestra dell’Innovazione un gruppo di anziani “gioca” con ZoomeTool

 

 

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