Docenti italiani: solo il 12 per cento ritiene ben valutato il proprio lavoro

Tullio De Mauro, come presidente, e Benedetto Vertecchi, nel comitato scientifico, hanno lavorato insieme anche alla guida della Fondazione Mondo Digitale, sin dalla sua origine come Consorzio Gioventù Digitale. E insieme hanno combattuto molto battaglie. Nella rubrica dedicata alle Scuole sulla rivista Internazionale, Tullio De Mauro questa settimana parte proprio dall’opinione espressa da Vertecchi in un’intervista sul quotidiano L’Unita, dal titolo “Al dirigente si chiede troppo” e torna a parlare del secondo rapporto Talis.

De-Mauro-Docenti-italianiSandokan alla riscossa
di Tullio De Mauro
Internazionale, numero 1059, 11-17 luglio 2014

Benedetto Vertecchi, uno dei maggiori esperti di scienze dell’educazione, è stato intervistato dall’Unità a proposito sia degli annunzi di progetti scolastici governativi sia del secondo rapporto Talis, Teaching and learning International survey, pubblicato a fine giugno. Vertecchi ha giustamente lamentato che i dati reali sulla scuola sono troppo spesso ignorati da chi vorrebbe introdurre cambiamenti. Battaglia culturale ardua. Parlare di scuola sapendone sì e no quel che deriva da esperienze personali o di nipotine e parenti prossimi è considerato un sacro diritto anche da chi ha responsabilità di governo. E anche questa è una componente del senso di isolamento e sottovalutazione che dirigenti scolastici e insegnanti italiani avvertono molto più che negli altri paesi.
Nel mondo secondo Talis i dirigenti scolastici nel complesso ritengono per il 44 per cento che la scuola si adeguatamente valutata, con punte alte in Regno Unito, Svezia, Finlandia, Corea, Malesia, Singapore. In Italia lo ritiene solo l’8,1 per cento. Tra gli insegnanti italiani il 12 per cento ritiene ben valutato il proprio lavoro, contro una media internazionale del 30 per cento, e punte elevate in Finlandia, Corea, Singapore fino al record della Malesia, dove si sente apprezzato il 90 per cento. Non è un caso. Il giovane stato dagli anni sessanta si è impegnato a fondo per liberarsi dall’antico analfabetismo e conquistare inglese, tecniche e scienze, conservando però lingua e cultura tradizionali.

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