Gardner: una conversazione intergenerazionale sulla generazione app

Generazione App è l’ultimo lavoro di Howard Gardner, lo studioso che ha teorizzato le intelligenze multiple e le cinque menti (disciplinata, sintetica, creativa, rispettosa, etica), riferimento fondamentale anche nella metodologia di educazione per la vita elaborata da Alfonso Molina, professore di Strategie delle tecnologie e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale.

Generazione-appGardner, che insegna Scienze cognitive e dell’educazione e Psicologia alla Harward University, firma il volume Generazione App. La testa dei giovani e il nuovo mondo digitale (Feltinelli, Milano 2014) con Katie Davis, docente alla Scuola di informatica dell’Università di Washington, dove studia il ruolo delle tecnologie digitali nella vita degli adolescenti.

Assunto di partenza del lavoro di Gardner e Davis è la tesi che “con l’andar del tempo le generazioni potrebbero essere definite sulla base delle tecnologie dominanti, e la loro lunghezza dipenderebbe dalla longevità di una particolare innovazione tecnologica”.
“I giovani di quest’epoca non solo sono immersi nelle app, ma sono giunti a vedere il mondo come un insieme di app e le loro stesse vite come una serie ordinata di app o forse, in molti casi, come un’unica app che funziona dalla culla alla tomba”.

Il volume è di facile lettura anche per non addetti ai lavori, scritto sotto forma di conversazione tra tre persone di generazioni diverse (Howard sessantenne, Katie giovane ricercatrice e Molly nativa digitale), che mettono a confronto con naturalezza i diversi schemi mentali, “immergendosi” nella stessa ricerca.
A quanti lavorano con la Fondazione Mondo Digitale questa conversazione intergenerazionale apparirà familiare e suggestiva, una guida sicura per affrontare i dati più tecnici, ottenuti con metodologie diverse (focus group, interviste, colloqui, lavori creativi, produzioni artistiche ecc.) e i tre temi fondamentali del volume: identità personale, intimità e immaginazione.

Ma cos’è un’app? “Un’app o un’applicazione è un software, progettato di solito per funzionare su un dispositivo mobile, che permette all’utente di portare a termine una o più operazioni”.

Non sappiamo se l’intento sia voluto o inconsapevole, ma il libro stesso appare come una sorta di app che funziona nel dispositivo mobile della nostra testa aiutandoci a ragionare e riflettere su tante operazioni della nostra vita che spesso non analizziamo con la dovuta attenzione.

Lo stile molto immediato è bene reso anche dalla traduzione, curata da Marta Sghirinzetti. Basti come esempio, a pagina 37, la descrizione delle psicologie contrastanti di comportamentisti e costruttivisti. “Secondo la visione costruttivista, il miglio modo di educare è quello di fornire materiale invitante e poi levarsi di torno”.

Un libro importante che ci aiuta a capire cosa significhi essere app-dipendente rispetto ad app-attivo.

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