Censis: gli anziani superattivi nel welfare informale

Il Censis ha anticipato alcuni dati della ricerca “Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva”, realizzata in collaborazione con Fondazione Generali: emerge con chiarezza il ruolo essenziale degli anziani per l’economia e il welfare “fai da te”. “Nella crisi, meno male che nonno c’è”, scrive il Censis, perché gli anziani sono superattivi nel welfare informale: 9 milioni di longevi (3,2 milioni regolarmente) si prendono cura dei nipoti, 7 milioni contribuiscono al sostegno delle famiglie dei figli (di cui 1,5 milioni regolarmente, attivando un flusso redistributivo di risorse pari a 5,4 miliardi di euro all’anno), 4,7 milioni (972mila regolarmente) danno assistenza ad altri anziani bisognosi o non autosufficienti.
L’anagrafe registra 1,1 milioni di 80enni in più in dieci anni: come se in un decennio fossero sorte due città grandi come Torino e Messina popolate solo da persone con almeno 80 anni. In 25 province l’incremento del numero dei più longevi tra il 2003 e il 2013 è stato superiore al 50%. Monza e Brianza (+71,7%), Crotone (+66,4%), Latina (65,3%) e Caserta (+63,3%) guidano la classifica. Oggi gli italiani con almeno 80 anni sono in totale 3,6 milioni.
Oltre 7 milioni di longevi guidano ancora l’auto, 5,4 milioni frequentano locali d’intrattenimento dove fanno acquisti, cenano, ballano, ascoltano musica dal vivo, 4,8 milioni giocano al lotto e al superenalotto, 3,7 milioni svolgono attività fisica in palestra o in piscina, 2,9 milioni frequentano sale e scuole da ballo, 1,8 milioni fanno regolarmente gite fuori porta che legano il piacere della tavola alla bellezza del paesaggio. E cresce la tribù dei tecno-anziani: 1,5 milioni di persone di 65-80 anni navigano abitualmente sul web. I dati raccontano vite piene, gioiose, fatte di relazioni e impegni. L’84,5% degli anziani valuta positivamente la propria vita. Il sogno nel cassetto da realizzare nei prossimi anni? Per il 58,6% fare un viaggio esotico, per il 27,9% imparare una lingua straniera, per il 18,9% dedicarsi alla pittura, per il 18% pubblicare un romanzo.
Secondo il 53,8% delle persone con 65 anni e oltre (il 62,4% di quelle con 80 anni e più) si diventa anziani quando si perde l’autosufficienza, per il 28,7% (il 35,5% degli ultra-ottantenni) lo si diventa alla morte del coniuge, per il 22,6% (il 14,1% degli over 80) si diventa anziani al 70° compleanno. È la dipendenza dagli altri l’evento della vita che può far crollare il mondo di un longevo e della sua famiglia. I membri di 909mila famiglie italiane si sono dovuti auto-tassare per assicurare l’assistenza necessaria a un familiare anziano non autosufficiente: per pagare la badante o per coprire la retta della residenza protetta. Sono 330mila le famiglie che hanno dovuto utilizzare tutti i risparmi per pagare l’assistenza, 190mila hanno dovuto vendere l’abitazione con la formula della nuda proprietà, 152mila si sono dovute indebitare. Nel vuoto del sistema di supporto pubblico ai non autosufficienti, dovere e volere aiutare un parente non autosufficiente può trascinare a fondo l’economia di intere famiglie. In Italia si stimano in almeno 167mila gli anziani con limitazioni funzionali che avrebbero bisogno di aiuto e non ce l’hanno. E 2,1 milioni di longevi con limitazioni funzionali non ricevono la necessaria assistenza sanitaria a domicilio.

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