Con le scuole aperte l’istruzione torna ad essere un bene comune

Dalla rassegna stampa di oggi vi proponiamo un articolo del quotidiano La Repubblica che racconta l’iniziativa di cui abbiamo già parlato ieri, la campagna Scuole aperte lanciata dalla società editoriale Vita e dal Miur con il Comune di Milano e l’Anci. Primo appuntamento lunedì prossimo a Milano per promuovere  il Forum nazionale delle scuole aperte.

 

scuole aperteDal teatro al karate dopo la campanella porte aperte a scuola
di Cristiana Salvagni
La Repubblica, 11 giugno 2014

ROMA . Dopo il suono della campanella la scuola non chiude ma resta aperta per tutti. I cortili si trasformano in giardini pubblici, l’atrio ospita mercatini e mostre, nella palestra ci sono corsi di sport a prezzi competitivi, nelle aule laboratori di lingue o di teatro e la biblioteca presta a chiunque, non solo agli studenti, i propri libri. Dimentichiamoci gli istituti che aprono alle 8 di mattina e chiudono alle 16.15, da settembre a giugno. La loro seconda vita si anima nei tempi morti della didattica: il pomeriggio, il sabato, durante le vacanze, e accoglie famiglie e gente del quartiere.
È la “scuola aperta”, un nuovo modo di valorizzare il patrimonio dei 41mila edifici scolastici italiani: strutture già attrezzate e riscaldate eppure usate appena poche ore al giorno. Ecco, questo tempo potrebbe essere raddoppiato con campus, assistenza gratuita per i compiti, babysitting o laboratori di integrazione per gli stranieri. Sembra un sogno invece è già una realtà a Torino, Roma, Milano, Mantova, Brindisi, Ancona, Udine, grazie al lavoro delle associazioni dei genitori in qualche decina di istituti.
«Al nostro centro estivo partecipano 180 ragazzi», racconta Gianluca Cantisani, presidente del MoVi Lazio, due figli iscritti alla scuola Di Donato nel quartiere Esquilino di Roma, alle spalle già dieci anni di apertura extra. «Ma tutto l’anno, dalle 16.30 alle 22, gestiamo doposcuola, ludoteca, corsi di calcetto, capoeira, karate, teatro, arabo o canto. Circa trenta genitori hanno le chiavi dell’ istituto e c’ è una fortissima partecipazione, soprattutto da parte degli stranieri, i nuovi cittadini italiani che si sentono orgogliosi di tenere aperto un servizio pubblico».
Così anche alla Manzoni di Torino, nel quartiere San Salvario, dove mamme e papà hanno riverniciato le aule, ripulito il cortile, lottato per l’integrazione organizzando giochi per i bambini e formazione per gli adulti. «Qui sette anni fa gli italiani non si iscrivevano più, dicevano che c’erano troppi stranieri – spiega Donatella Boschi, un figlio in seconda media e un’ altra in quarta elementare – allora ci siamo rimboccati le maniche: adesso ci sono le liste d’ attesa». O alla Marchetti di Senigallia, dove si coltiva l’orto e si riparano gli oggetti, mentre all’Itis Malignani di Udine ogni estate c’è un campus sportivo che ha un grande successo e all’istituto Fermi di Mantova, dotato di un’aula 3.0 copiata al MIT di Boston, gli studenti più bravi diventano tutor di quelli rimasti indietro.
Per ora lo fanno in pochi, ma lo potrebbero fare in migliaia. E il piano di interventi per l’edilizia scolastica che metterà a posto tanti edifici (36 milioni di euro stanziati e 7mila interventi in partenza a luglio) è l’occasione per lanciare l’appello. Il 16 giugno a Milano il ministero dell’Istruzione insieme alla società editoriale Vita, al Comune di Milano, che per primo ha aperto un sportello ad hoc, e all’Anci presentano il forum nazionale delle scuole aperte. Scopo: mettere a punto un modello replicabile altrove. «Vogliamo approfondire le esperienze di successo e creare un format – spiega l’architetto Stefano Boeri, promotore del progetto insieme al presidente di Vita Riccardo Bonacina – una scuola aperta è un immenso caleidoscopio di spazi che si offrono alla società».

Tagged , , , . Bookmark the permalink.

Comments are closed.