Che cos’è il diritto all’oblio? Come funziona?

Sul diritto all’oblio c’è un dibattito aperto da diversi anni e ancora non si è arrivati ad una definizione univoca. Come riferimento possiamo prendere quella contenuta nella decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea che ha stabilito che gli utenti possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere risultati collegati al loro nome.
Il diritto all’oblio nella decisione della Corte di Giustizia del 13 maggio scorso viene così definito: “il diritto [della persona] a opporsi all’indicizzazione dei propri dati personali ad opera del motore di ricerca, qualora la diffusione di tali dati tramite quest’ultimo le arrechi pregiudizio”, in particolare, “qualora i dati risultino inadeguati, non siano o non siano più pertinenti”.

Il diritto a far cancellare i dati prevede alcuni limiti e non è stato definito in ogni parte del mondo. È un diritto “europeo” (originariamente, francese e italiano) che ancora non è stato inserito nella legislazione degli Stati Uniti e di altri Paesi. Viene tradotto “right to be forgotten” ma fuori dall’Europa risulta anche difficile da capire.
Il diritto all’oblio non va confuso con una revoca del consenso al trattamento dei dati personali (“consenso privacy” o “liberatoria”), che non ha edffetto retroattivo. Se ieri ho dato un consenso e oggi lo revoco, non dovranno essere cancellati i dati già trattati.

Sulla questione specifica e sulla “volontà dichiarata da Google di adeguarsi all’ordinamento europeo e rispettare i diritti e le tutele garantiti ai cittadini dell’Unione” è intervenuto anche il Garante della privacy, Antonello Soro:

“Resta evidente la necessità di verificare come concretamente questi diritti e queste tutele verranno assicurati e messi in atto. Naturalmente non deve essere mai preclusa la possibilità di coniugare i diritti fondamentali delle singole persone con la libertà di informazione e l’interesse collettivo a conoscere dei fatti di rilevanza pubblica. In questo senso, rimane di grande importanza il ruolo primario che potranno svolgere le Autorità nazionali per la privacy, con le quali certamente proseguirà il proficuo lavoro comune e coordinato già avviato proprio nei confronti di Google e degli altri Big della Rete.”

Ansa-diritto-oblio

Di seguito l’agenzia Ansa ripresa dai quotidiani e dai magazine specializzati

Google apre all’Europa sul diritto all’oblio
Con un formulario i cittadini europei possono richiedere la rimozione di link dai risultati di ricerca
Google apre all’Europa sul diritto all’oblio. Il colosso di Internet lancia un servizio attraverso il quale i cittadini europei possono richiedere la rimozione dai risultati di ricerca di link che li riguardano, non più “adeguati” o “rilevanti”. L’azienda rende disponibile un formulario da compilare online, attraverso il quale inoltrare la richiesta. A quanto risulta all’ANSA, sono già 12mila le richieste di rimozione arrivate da tutta Europa, in meno di una giornata, in alcuni picchi sarebbero 20 al minuto “Esamineremo ogni richiesta cercando di bilanciare il diritto alla privacy con quello all’informazione”, dice un portavoce dell’azienda di Mountain View.
L’iniziativa di Google è la risposta alla sentenza del 13 maggio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha riconosciuto il diritto dei cittadini a esse «dimenticati» su internet, a poter chiedere cioè a Big G e agli altri motori di ricerca di cancellare i collegamenti ad informazioni che possono creare loro un danno o che non sono più pertinenti. La sentenza, in particolare, diceva che i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali pubblicati su pagine web di terzi.
“La sentenza della Corte richiede a Google di prendere decisioni difficili in merito al diritto di un individuo all’oblio e al diritto del pubblico di accedere all’informazione – continua il portavoce dell’azienda -. Stiamo creando un comitato consultivo di esperti che analizzi attentamente questi temi. Inoltre, nell’implementare questa decisione coopereremo con i garanti della privacy ed altre autorità”.
Il comitato di esperti è formato da sette persone con formazione diversa. Ne fanno parte il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales; ma anche Peggy Valcke, professore di legge all’università di Lovanio; Frank La Rue, che ha un incarico speciale all’Onu per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione; Jose Luis Pinar, accademico all’università Ceu San Paolo di Madrid, e anche l’italiano Luciano Floridi, professore ad Oxford di filosofia ed etica dell’informazione, laureato a La Sapienza di Roma. Nel comitato ci sono anche due dirigenti di Google: il presidente Eric Schmidt e David Drummond, vice presidente degli affari legali.

 

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