Apprendimento cooperativo non significa “scuola senza maestri”

Una presenza attenta e continua, ma discreta degli insegnanti non significa una “scuola senza maestri”. Prendendo spunto da una scuola svizzera, senza banchi e cattedre, né lavagne tradizionali o interattive, il professore Tullio De Mauro torna a parlare di apprendimento cooperativo sulle pagine di Internazionale (n. 1046). Sulla stessa lunghezza d’onda Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale e professore di strategie delle tecnologie all’Università di Edimburgo, intervistato alcune settimane fa per il Corriere della Sera, sostiene che “gli insegnanti sono chiamati a una grande sfida: trasformare il loro modo di stare in classe, essere sempre più direttori d’orchestra, consulenti per gruppi di ragazzi che lavorano insieme e imparano”.

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Nel cantone Schwyz, nel cuore della Svizzera, sorge la scuola per l’infanzia e primaria di Villa Monte. Privata ma autorizzata, fu creata nel 1993 da Rosemarie Scheu, che ne gestisce la proprietà insieme a Harry Kool, come continuazione d’un’anteriore scuola Montessori. Dopo inizi faticosi, da vari anni si è pienamente affermata. Per la sua impostazione educativa la scuola ha attirato l’attenzione dell’autorevole Tages-Anzeiger di Zurigo, che le ha dedicato un lungo articolo di Ursula Eicheberger (31 marzo). Basta entrare e subito si ha l’immagine di una scuola diversa: niente banchi o cattedre, né lavagne tradizionali o interattive. Bambine e bambini isolati o in gruppi svolgono attività diverse, dipingono o suonano, seduti su un divano leggono o ascoltano la lettura di un più grande, curano piante o giocano in uno spazio ampio pensato a loro misura. Gli insegnanti e assistenti sono una presenza attenta e continua, ma defilata, discreta. Al punto che un giornale italiano ha inneggiato a una “scuola senza maestri”, ma questa è una sciocchezza. La stampa omette che la scuola è piuttosto costosa: tra ottocento e milleseicento euro al mese, a seconda degli orari prescelti. Scheu dice di rifarsi a Maria Montessori e Rebecca Wild. Pur se a caro prezzo, si vede funzionare quel principio dell’apprendimento cooperativo che in Italia ha ispirato le scuole emiliane di Loris Malaguzzi, il Movimento di cooperazione educativa, Mario Lodi, Gianfranco Zavalloni e, a pensarci, Barbiana.

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