A Roma 51mila imprese straniere. Danno lavoro a 35mila italiani

Ieri è stata presentata a Roma, presso il Tempio di Adriano, la ricerca “Imprenditori e cittadini di questa città”, condotta da Cna World ed Eures su un campione di 400 imprese straniere.  Gli imprenditori stranieri a Roma e provincia hanno un’età media inferiore a quella del totale (italiani e non). Sono istruiti (18,8% laureati) e per lo più provengono da Paesi extra Ue. Nel 50% dei casi sono ditte individuali. imprese-straniereNella ristorazione le realtà più grandi, con una media di 3 addetti. Un imprenditore su due vede Roma come la città in cui costruire un futuro, insieme alla famiglia: il 52% degli imprenditori stranieri intervistati vive infatti nella Capitale con coniuge e soltanto uno su quattro vive solo. Nell’81,6% dei casi gli imprenditori immigrati immaginano che anche tra 20 anni vivranno in Italia. Il 98,2% delle risorse economiche acquisite attraverso l’attività di impresa è stata reinvestita in Italia.

Il servizio del Tg3 Lazio

imprenditori stranieriDall’agenzia di stampa Redattore sociale
A Roma 51 mila imprese straniere. Danno lavoro a 35 mila italiani

L’Eures, con Cna World e Camera di Commercio, ha analizzato i dati della capitale e del Lazio e ha effettuato un ‘indagine campionaria su 400 aziende straniere. L’ingresso regolare per lavoro a chiamata ha riguardato il 15% degli imprenditori intervistati

ROMA – Nel 2013 le “imprese straniere” censite nella provincia capitolina – ovvero le imprese la cui percentuale di partecipazione dei non nati in Italia è superiore al 50% – sono state 50.808 (l’84,2% delle 60.356 complessivamente censite nel Lazio).
Ad evidenziare lo scenario è il rapporto dell’istituto Eures, con il contributo della Camera di Commercio di Roma. L’indagine si è sviluppata attraverso due azioni di ricerca: la prima ha consistito in un’analisi di scenario costruita attraverso la rielaborazione dei dati raccolti presso le fonti aperte disponibili, che hanno consentito di inquadrarne le dimensioni, la diffusione e la consistenza sul territorio; la seconda azione di ricerca ha consistito in un’indagine campionaria.
L’incremento dell’imprenditoria straniera nell’area romana (+9,5% rispetto al 2012) risulta peraltro decisamente più sostenuto rispetto all’andamento nazionale (+4,1%), ma anche superiore alla media regionale (+8,8%), confermando la forte attrazione che la provincia capitolina esercita sulla componente più dinamica della popolazione immigrata.
Con riferimento ai settori di attività cui è indirizzata l’iniziativa imprenditoriale degli stranieri, è possibile rilevarne una forte concentrazione in alcuni comparti, primo tra tutti il commercio, che raccoglie il 34% delle imprese straniere (17.266 in valori assoluti).

Dall’indagine emerge che a lavorare nelle imprese straniere sono nel 73 per cento dei casi cittadini immigrati (97 mila addetti) ma non mancano anche gli italiani: pari al 26,7 per cento del totale (35 mila addetti). Il 49,3 per cento delle imprese intervistate è composto dal solo titolare (61,8 per cento tra le edili, 55,7 per cento nei servizi e 48 per cento nel commercio); mentre il 42,3 per cento è costituito da realtà di piccolissime dimensioni (2-5 addetti) ed il restante 8,5 per cento da imprese con oltre 5 addetti.

Dall’indagine emerge che nel percorso di “costruzione” dell’attività imprenditoriale il 46,3 degli imprenditori stranieri ha subito l’esperienza del lavoro irregolare (il 40 per cento da lavoratore irregolare a lavoratore regolare a imprenditore e il 6,3% direttamente da lavoratore irregolare a imprenditore), con valori che raggiungono il 90,4 per cento tra quanti sono entrati irregolarmente e il 75 per cento tra i rifugiati. L’ingresso regolare per lavoro a chiamata ha riguardato il 15% degli imprenditori intervistati.


Dall’agenzia di stampa Adnkronos
Roma, 10 apr. (Labitalia) – Gli imprenditori stranieri a Roma e provincia hanno un’età media inferiore a quella del totale (italiani e non). Sono istruiti (18,8% laureati) e per lo più provengono da Paesi extra Ue. Nel 50% dei casi, sono ditte individuali. Nella ristorazione le realtà più grandi, con una media di 3 addetti. Le imprese a titolare straniero impiegano 35.300 italiani e 96.800 stranieri. Sono alcuni dei dati presentati ieri, a Roma, da Cna World ed Eures che, con il contributo della Camera di commercio, hanno condotto la ricerca ‘Imprenditori e cittadini di questa città’ su un campione di 400 imprese. Un titolo scelto a partire dall’esperienza e dalle battaglie di Cna World, nata cinque anni fa per rappresentare gli interessi degli imprenditori stranieri (51mila a Roma e provincia) e che oggi associa 1.000 aziende. “Gli imprenditori stranieri – spiega in una nota – sono conosciuti solo dall’Agenzia delle entrate, da Inps e Inail, ma non all’anagrafe: per questo, Cna World si batte per il riconoscimento della cittadinanza e del diritto di voto amministrativo. Con il convegno di oggi si apre nuova fase, come ben dimostra la presenza degli interlocutori economici della città e si ricorda che gli stranieri, a Roma, sono un motore di sviluppo e non più solo un’emergenza sociale”.Le nazionalità più rappresentate sono quella bengalese, cinese ed egiziana – soprattutto nel commercio e nei servizi di accoglienza – e dell’Europa dell’Est, soprattutto nell’edilizia. Il 46% degli imprenditori stranieri era lavoratore irregolare. Un imprenditore su due vede Roma come la città in cui costruire un futuro, insieme alla famiglia: il 52% degli imprenditori stranieri intervistati vive infatti nella Capitale con coniuge e soltanto uno su quattro vive solo. Nell’81,6% dei casi gli imprenditori immigrati immaginano che anche tra 20 anni vivranno in Italia. Il 98,2% delle risorse economiche acquisite attraverso l’attività di impresa è stata reinvestita in Italia. Oltre l’80% del capitale necessario alla costituzione delle imprese straniere di Roma risulta costituito da risparmi personali, accumulati grazie al lavoro in Italia (69%) e nel paese di origine (13,3%). Soltanto il 10,1% del capitale proviene dal sistema bancario, cui hanno fatto ricorso più frequentemente le imprese della ristorazione (14,8%) e del commercio (11,7%). Non manca una piccola parte che ha fatto ricorso a circuiti che, a giudicare dal tipo di risposte, illeciti: il 5,1% del campione dice di aver ricevuto prestiti da privati e l’1,5% da soci o investitori. Ed è proprio il rapporto con le banche l’argomento su cui gli imprenditori intervistati chiedono maggiori tutele (24,4%).E le pubbliche amministrazioni? Quattro su dieci giudicano positivo l’atteggiamento delle istituzioni locali di fronte alla loro iniziativa imprenditoriale; tre su dieci negativo e tre mostrano un giudizio neutro. I giudizi più positivi verso gli enti locali provengono per lo più dalle aziende aperte tra il 2003 e il 2007. Nonostante 6 imprese su 10 (il 61%) indichino nel 2013 una flessione del fatturato, non si riscontra alcuna contrazione in termini occupazionali, presentandosi invece nel 2013, per il 95,3% delle imprese un mantenimento dei livelli dell’anno precedente. Il risultato è che oggi, appunto, le imprese a titolare straniero impiegano 35.300 italiani e 96.800 stranieri.La quasi totalità del campione dichiara di essere ‘molto’ o ‘abbastanza integrato’ nella vita economica italiana e in quella sociale e culturale. A dichiararsi più integrati, gli immigrati che risiedono stabilmente in Italia da oltre 20 anni e le donne. Sono gli imprenditori provenienti dal continente americano a sentirsi più spesso in credito con il nostro Paese (23,5%), così come gli immigrati presenti in Italia da oltre 20 anni (18,3%), gli over 50 (17,6%) e le donne (18,3%). Al contrario, una sensazione di maggiore gratitudine e di ‘debito’ verso l’Italia si rileva tra gli imprenditori europei (16,4%), tra quelli di immigrazione più recente (17%) e tra i più giovani (18,8%).

Bookmark the permalink.

Comments are closed.