Sussidiarietà: il welfare del non profit costa il 23% in meno

È stato pubblicato il Rapporto sulla sussidiarietà 2013/2014 che affronta i temi dell’efficienza e della qualità dei servizi sociali in Italia, con una particolare attenzione al contributo della sussidiarietà, il principio che mette al centro il valore di ogni persona e il ruolo delle iniziative che nascono “dal basso”.  Dal Rapporto emerge che non ha più senso contrapporre gestione pubblica e gestione privata nei settori del welfare e che, tenendo conto di efficacia, efficienza e qualità dei servizi, la prospettiva migliore è quella di una loro complementarietà. Il Rapporto sarà presentato domani, 13 marzo, alle 10.30 presso la Sala del Tempio di Adriano, Piazza di Pietra. Anticipa alcuni dati un articolo del quotidiano Corriere della Sera, oggi in edicola:

Corriere-della-Sera-120314Pubblico e privato Lo studio della Fondazione per la sussidiarietà.
Il welfare del «non profit» in media costa il 23% in meno

di Sergio Bocconi
Corriere della Sera, 12 marzo 2014

«Soprattutto in epoca di spending review per il welfare va posto al centro il servizio pubblico alla persona: comunque gestito purché serva il bene comune secondo criteri di efficienza. Su tale terreno appare astratta e superata la contrapposizione fra pubblico e privato». Secondo Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà, docente di statistica metodologica alla Bicocca, fondatore ed ex presidente della Compagnia delle opere, è questa la conclusione principale dell’ ottavo rapporto sulla sussidiarietà che verrà presentato domani a Roma in un convegno al quale parteciperà anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
sussidiarietàLo studio, realizzato in collaborazione tra la Fondazione e il Politecnico di Milano, si concentra su costi, efficienza e qualità dei servizi sociali in Italia.
Impresa tutt’ altro che semplice visto che non esistono pratiche consolidate di rilevazione «micro», cioè delle singole organizzazioni: le statistiche pubbliche riguardano al più la spesa aggregata dei Comuni per tali servizi. La novità è dunque rappresentata dall’ indagine sui costi di alcuni servizi (asili nido, housing sociale e universitario, cura degli anziani, riabilitazione) realizzata con il duplice obiettivo di verificare se vi siano differenze di efficienza nell’ offerta fra organizzazioni private non profit ed enti pubblici, a parità di qualità percepita dagli utenti, e di comprenderne le eventuali cause.
In estrema sintesi la ricerca, che mette a confronto due strutture comunque di eccellenza per tipo di servizio (nel solo caso degli asili ne vengono considerati due comunali e tre privati) in zone omogenee (prevalentemente al Nord, e a Catania per l’ housing universitario), arriva alla conclusione che l’ offerta privata risulta più efficiente perché presenta costi unitari minori in media del 23%. Dato che va letto considerando due aspetti importanti. In primo luogo la differenza non appare principalmente dovuta a un minor costo delle attività «core», cioè del servizio erogato, bensì dipende dal fatto che le strutture pubbliche risultano nella maggior parte dei casi gravate da costi «esterni», generali o indiretti come l’ amministrazione, le utenze, i servizi vari di manutenzione e così via, in gran parte dipendenti dunque da scelte gestionali e specificità «di contesto», non attinenti alla singola struttura. In secondo luogo costi inferiori non comportano una riduzione della qualità del servizio: il livello di soddisfazione (misurata attraverso le indagini di customer satisfaction condotte dalle singole strutture) non mostra differenze di rilievo, con anzi un leggero «vantaggio» delle organizzazioni non profit. Anche negli asili nido, dove la differenza di costi è più rilevante perché nel privato sono inferiori del 41%, la ragione non va ricercata nelle attività «core»: in questo caso contribuisce in gran parte l’ uso di diversi contratti che rendono il trattamento economico meno favorevole per gli educatori delle strutture non profit, senza che ciò si rifletta comunque in differenze nel servizio percepite dalle famiglie.
Ecco dunque che, viene sottolineato nel rapporto, una più netta divisione tra livello amministrativo e di controllo e attività operative nella prestazione dei servizi aiuterebbe la formazione di unità autonome di servizio, «imprese sociali pubbliche» in grado di collaborare dove necessario con le organizzazioni private. «Il rapporto è di estrema attualità», dice Vittadini, «anche secondo il premier Matteo Renzi è necessario andare verso una nuova idea di pubblico che superi contrapposizioni e dispute ideologiche».

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