Mario Lodi: “C’è speranza se questo accade al Vho”

Oggi dal settimanale Internazionale  (numero 1041) vi proponiano l’editoriale di un altro De Mauro, non Tullio ma Giovanni, che lascia lo spazio della sua colonna alle parole di Mario Lodi. La casa editrice Giunti ha appena ristampato il diario dei suoi esordi, C’è speranza se questo accade al Vho, stampato per la prima volta nel 1963. E sempre sul sito dell’editore Giunti si può rivedere l’intervista al maestro del 2011, intitolata proprio come il libro.

Mario-Lodi-Internazionale

La settimana
Scuola
di Giovanni De Mauro

Mario Lodi, insegnante e pedagogista italiano, è morto a Drizzona domenica 2 marzo. Aveva 92 anni. Nel 1963 scrisse C’è speranza se questo accade al Vho, un diario dei suoi esordi di maestro, che comincia così:
11 ottobre 1951. Questa terza maschile, per diversi motivi, è particolarmente diicile: gli alunni sono sovente distratti, non si interessano alle lezioni che preparo scrupolosamente, “dimenticano” di far firmare ai genitori le osservazioni sul comportamento, “dimenticano” persino di acquistare i quaderni… – Che vuole, maestro, – mi dice qualche madre, – sono i frutti degli spaventi di guerra! – In compenso tengono in classe una disciplina passiva che mi sgomenta: fermi come statue, coi cervelli inerti, spesso non restituiscono nemmeno il sorriso. Forse hanno paura di me, perché quando voglio conversare con loro nei momenti di ricreazione, esaurite le notiziole supericiali, si chiudono in un gelido silenzio che non riesco a rompere. A volte, dalla finestra, li osservo quando escono sulla strada: oltrepassata la soglia è un libero volo, le bocche mute parlano e gridano: sono felici. Indubbiamente per questi ragazzi la scuola è sacriicio; il loro comportamento passivo lo dimostra. Ma quale è la causa? È facile attribuirla alla scarsa volontà e al carattere dei ragazzi; e se fosse altrove, ad esempio nell’organizzazione della scuola stessa? Tanto nella società come nella scuola (che è una piccola società di scolari, obbligati a vivere insieme per diversi anni) credo non ci possano essere che due modi di vivere: o la sottomissione a un capo non eletto, oppure un sistema in cui la libertà di ognuno sia rispettata, condizionata solo dalle necessità di tutti. Il paternalismo, nella società degli adulti come nella scuola, non è che una forma insidiosa dell’autoritarismo che concede una finta libertà. Se la scuola non deve soltanto istruire, ma anche e soprattutto educare, formando cioè il cittadino capace di inserirsi nella società col diritto di esporre le proprie idee e col dovere di ascoltare le opinioni degli altri, questa scuola fondata sull’autorità del maestro e la sottomissione dello scolaro non assolve al suo compito perché è staccata dalla vita. Ma come cambiare le cose? con quali mezzi?

Mario-Lodi(Mario Lodi, C’è speranza se questo accade al Vho, Giunti 2014)

L’intervista a Mario Lodi realizzata da Giunti Scuola nel 2011

La foto di Mario Lodi in evidenza (highlight) è pubblicata on line dal settimanale Famiglia Cristiana: La lettera di Mario agli insegnanti.

 

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