Vecchi e nuovi analfabetismi: le cause di quello digitale

Sui nostri canali internet parliamo spesso di alfabetizzazione digitale ma ci capita di dare per scontato che i termini e le espressioni che usiamo abbiamo un significato chiaro ed evidente per tutti. Profittiamo dell’analisi proposta on line da Nello Iacono su Agenda Digitale per fare un po’ di ordine tra parole e competenze, per migliorare così il lavoro di tutti. Nello Iacono fa parte del Comitato direttivo degli Stati generali dell’Innovazione. Si può contattare con il profilo Linkedin o su Twitter.

In base al livello di competenza digitale, Iacono individua quattro gruppi di cittadini:

  • chi non ha mai utilizzato Internet (analfabeti digitali totali)
  •  chi utilizza Internet sporadicamente (es. non negli ultimi 3 mesi)
  • chi ha utilizzato Internet negli ultimi 3 mesi ma non è in grado di usare i servizi più comuni su Internet (interazione con la PA, home banking, pagamenti elettronici) e quindi non con un approccio attivo (possiamo chiamarli “analfabeti digitali funzionali”)
  • chi utilizza Internet anche per i servizi più comuni (che nel framework europeo Digicomp corrisponde ad un livello almeno minimo su tutte le dimensioni della competenza – informazione, comunicazione, creazione di contenuti, sicurezza, problem-solving).

Ed ecco le “dimensioni” delle quattro classi:

  • la prima classe ha una dimensione del 37% nella popolazione 6-75 anni
  • la seconda classe ha una dimensione di circa il 13% sulla popolazione 6-75)
  • la terza classe ha una dimensione di circa il 24% della popolazione 6-75 anni;
  • la quarta classe ha una dimensione che può essere considerata intorno al 26% della popolazione 6-75 (percentuale che sale a un terzo della popolazione 14-75).

Ma adesso, dopo aver dato un quadro veloce delle competenze digitali degli italiani, vi lasciamo alla lettura integrale del testo, che argomenta proponendo diverse opinioni, anche di persone che conosciamo molto bene, come Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale e professore di Stretegie delle tecnologie all’Università di Edimburgo, e il professore emerito Tullio De Mauro, che ha guidato la Fondazione dalla sua nascita nel 2001 come Consorzio Gioventù Digitale.

Le cause dell’analfabetismo digitale italiano
Se ne parla da tanto, è quasi un tormentone, ma il problema non viene mai analizzato con metodo. L’analisi rivela una politica senza visione di sistema e un analfabetismo funzionale sempre più incalzante
di Nello Iacono, Stati Generali dell’Innovazione

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