Crowd Accelerated Innovation: il lato positivo della Rete

“C’è differenza fra lasciarsi utilizzare dai social media o arricchire la vita o la comunità”. “La Rete non enfatizza solo il singolo” e può generare “innovazione accelerata di massa”. Un articolo del Corriere della Sera, firmato da Luisa Ponzato, esplora i nuovi “crocevia temporanei” per scoprire i lati positivi della rete che offrono nuove opportunità e permettono di arricchire la vita delle persone e delle comunità.

Corriere-della-Sera-220214Metropoli digitale
Crescere, condividere, scambiare e accelerare i tempi: Internet è come una grande città.
Accade tutto e subito. Il lato positivo della Rete
di Luisa Pronzato
Corriere della Sera, 22 febbraio 2014

Insieme nella folla. Fermandosi ai crocevia, temporanei Times Square o mercati rionali.
Il brulicare di social media, siti, reti nelle reti sono le nuove metropoli in cui sperimentare la libertà. Zippare o bannare e taggare entrati nell’Oxford Dictonary Online, non sono le uniche azioni del web. L’ aspetto ludico è una delle componenti della vita digitale che, a ben guardare, replica bisogni ancestrali: entrare in relazione con l’ altro. Crescere, condividere, scambiare, accelerare sono le parole che tornano nelle filosofie del web. «Nel momento in cui si incarna un’emozione sociale il mondo connesso offre la possibilità di diventare crowd heros , eroi della folla», dice Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di Body&Society, istituto di ricerca su corpo e società. «Erodendo i corpi mediatori, che a seconda delle nostre vite sono stati editori, politici, sindacato, medici, il web offre altri ruoli e identità. Temporanei, il più delle volte, ma comunque desiderati e scelti». Può accadere all’ aspirante scrittore che finisce in classifica su Amazon o all’arrabbiato che diventa voce di esigenze collettive. Se accade a uno può accadere ad altri: a te, a me. Non è raro che questa percezione inneschi un ciclo di apprendimento che si autoalimenta e che potrebbe essere importante quanto l’invenzione della stampa. Crowd Accelerated Innovation (Innovazione Accelerata di Massa) lo definisce Chris Anderson, uno dei fondatori delle Ted, notevole esempio di Rete benevola intorno alla quale si concentrano le migliori menti mondiali per divulgare i loro saperi, un esercito di scienziati e intellettuali che partecipano dal vivo o cliccando sulle ormai note e condivise video conferenze online. Oltre a un altrettanto nutrito esercito di volontari-traduttori in tutte le lingue del globo, dal vietnamita al bosniaco.
«La Rete genera l’accesso a nuove relazioni», continua l’ antropologa, «allo stesso modo delle metropoli. I crossroad generano panico e, come nelle grandi città, riproducono incontri cattivi e incontri buoni». Nelle nostre vite reticolari la tecnologia ha messo l’individuo al centro, dice il filosofo Howard Rheingold, autore di «Perché la Rete ci rende più intelligenti» (Raffaello Cortina): «Agli individui in Rete è richiesto uno sforzo maggiore per cavarsela in un mondo always-on , in rapido movimento, con una nuova gamma di regole e competenze. Come era successo con la transizione dalla vita a quella urbana».
Chi oserebbe oggi mettere in discussione la città? «Sono le mappe e il caso, il più delle volte, a fare da guida», dice Cristina Cenci. «E ad aprire prospettive sulle quali ognuno reinventa il proprio percorso. La Rete, però, non enfatizza solo il singolo». Che si tratti di un appello su Change.org o di un sistema web che mette in relazione cittadinanza e protezione civile per prevenire catastrofi naturali o per portare soccorsi, è lo spazio in cui le collettività si fondono. Prendiamo i forum dove si sperimentano conversazioni che diventano vere e proprie comunità terapeutiche che obbligano i medici a cogliere la sfida e trovare modi nuovi per comunicare con i pazienti. È il caso di ragazzefuoridiseno.it , piattaforma nata tra donne che hanno vissuto il tumore ai diversi stadi in cui si sperimenta l’ autoaiuto e le idee di ciascuna. Ma ogni ragazza «fuori di seno» è tenuta sotto controllo dall’oncologo Salvo Catania (blog Medici Italia) che anima la piattaforma insieme con alcuni psicologi: in pratica è alimentata dagli stessi specialisti che in altri luoghi del sito danno consulenze. È in questi crossroad che il panico si trasforma nelle culture digitali.
Quanto conosciamo, come sempre, può fare la differenza fra lasciarsi utilizzare dai social media o arricchire la vita o la comunità. «Non si tratta di Twitter, Facebook, Wikipedia o di altri indirizzi, il buono della Rete non sta solo in un url ma nel suo insieme», dice Lella Mazzoli, docente di Sociologia della comunicazione all’Università di Urbino Carlo Bo, che ha appena pubblicato «Cross-News, L’ informazione dai talk show ai social media» (Codice Edizioni). «Non c’ è più un unico media: questo ormai lo sappiamo perché componiamo le informazioni su quanto ci serve o interessa prendendo un pezzo dalla carta, uno dalla radio, qualcosa dalla televisione e altro dai social network. Ognuno si costruisce il proprio patchwork mediale». Quello che manca e spesso spaventa è la cultura dei nuovi mezzi: «I bambini piccoli prendono una copertina patinata e toccano cercando di far partire un touch. I ragazzi si muovono e incontrano il nuovo con i loro tablet. Basta questo per accusare la Rete di superficialità? Se non si presta attenzione, se non ci si forma competenze, è vero si rischia l’ appiattimento e l’omologazione».
Si tratta di ibridare le nostre realtà. Come sostiene Michel Serres, ottantenne membro dell’Academie Francaise e docente di Storia alla Stanford University, autore di «Non è un mondo per vecchi» (Bollati Boringhieri) appena premiato con il premio Nonino: «Le pollicine e i pollicini, i ragazzi della generazione che fa tutto con il pollice, hanno l’ universo sulla mano: prima, quei saperi-poteri, li avevano solo i saggi e gli imperatori».

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