Alla Social Media Week di Milano la tecnologia diventa “slow”

Banda larga, velocità di trasmissione, connessioni in fibra… quando si naviga in Rete la qualità del collegamento è fondamentale. Ma allora perché si parla di “tecnologia lenta”? Cerchiamo di capirlo con un articolo del Corriere della Sera di oggi che ci propone un aspetto insolito della tecnologia, l’approccio slow, emerso alla Social Media Week in corso in questi giorni a Milano.
Corriere-della-Sera-180214Milano. Gli strumenti per monitorare le ore che trascorriamo navigando e l’approccio «slow» alla Rete al centro del dibattito della Social Media Week.

Connessioni a tempo per ritrovare se stessi: la tecnologia diventa «lenta»
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 18 febbraio 2014

Vivere connessi. Ma anche rallentare i ritmi e sfruttare la Rete senza farsi travolgere dalla frenesia dell’ iperconnessione.
Una missione impossibile? No se si pratica la «meditazione digitale» e si valorizzano le relazioni umane.
Rohan Gunatillake, giovane imprenditore britannico, ieri ha conquistato Milano raccontando di Buddhify, applicazione per smartphone che monitora il tempo trascorso in Rete dall’utente e lo aiuta a ritagliarsi dei momenti di riflessione. «Stare sempre connessi ci consente una grande libertà di movimento.
Ma il rischio è diventarne dipendenti. Ecco perché è importante usare la Rete in modo sostenibile», sottolinea. Che, tradotto, significa: sì al multitasking se si traduce in maggiore spazio per sé. Se però questo causa nevrosi e stress, bisogna rivedere il nostro rapporto con lo smartphone.
Insomma, la tecnologia si fa «slow» alla Social Media Week di Milano. Una settimana di incontri, dibattiti e presentazioni, iniziati ieri e che proseguiranno fino al 21 febbraio, con il patrocinio del Comune e di Expo 2015.
Dal telefonino si passa ai social network. Twitter, regno della velocità in 140 caratteri, diventa anche uno strumento per raccontare storie e rielaborare personaggi. Ma anche per annotarsi la citazione di un libro, o meglio di un ebook , e condividerla con gli altri. Guai a trasformarsi in «nerd», smanettoni, dal collo ricurvo. A maggior ragione se si pensa che in Italia, ogni giorno, ciascuno di noi dedica in media 2 ore e mezza a queste piattaforme. Meglio allora distogliere un secondo lo sguardo dalle bacheche. E tirare un bel respiro. Perché, come spiega Barbara Sgarzi, giornalista ed esperta di social network: «Il peso dei contenuti su Twitter è fondamentale: non siamo obbligati a seguire nessuno». A dover essere onnipresenti sono piuttosto le aziende. «Tra una domanda, o una critica di un utente, e una risposta sui social network da parte del marchio non deve passare più di un’ora», sottolinea Vincenzo Cosenza di Blogmeter.
La Social Media Week non finisce qui. Si continua fino a venerdì. Oggi è la volta di Cindy Gallop, consulente pubblicitaria, che a Palazzo Reale spiegherà come la Rete stia cambiando il rapporto dei giovani con il sesso. E non solo. Altro appuntamento da segnare in agenda è l’ incontro dedicato alle prospettive della didattica in Rete cui prenderanno parte, tra gli altri, anche Maria Vittoria Alfieri, responsabile per l’ innovazione e lo sviluppo digitale di Rcs Education e Alessia Rastelli del Corriere della Sera . Perché un uso consapevole della Rete parte proprio da lì, dalle scuole e dai più giovani.
seigradi.corriere.it @martaserafini.

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