A cosa serve Twitter? Gli utenti sono più creativi dell’inventore

È fresco di stampa, per i tipi della Mondadori, il libro che racconta la storia di Twitter. L’autore di Inventare Twitter (Milano 2014) è la firma tecnologica del New York Times, Nick Bilton, che ci racconta come i fondatori del social network non abbiamo mai realizzato a pieno a cosa servisse. Basti pensare che le trovate più efficaci della piattaforma — la chiocciola per citare altri iscritti, gli hashtag per tematizzare un contenuto e la possibilità di rilanciare i messaggi degli altri (i retweet) — si devono alla creatività degli utenti, non alla strategia dei vertici.

Di seguito il titolo cliccabile dell’articolo del Corriere della Sera che anticipa i contenuti del libro Twitter, quattro mediocri di talento.

Dalla quarta di copertina
Fondata da un’estrosa squadra di fanatici della tecnologia, nel 2005 Odeo era una start up di San Francisco con tante belle speranze e poco futuro. Sotto le sue ceneri, però, covava un bizzarro e ambizioso progetto, destinato a trasformarsi ben presto – contro ogni ragionevole pronostico – in un’autentica rivoluzione nel modo di comunicare di milioni di persone in tutto il mondo.
Nick Bilton, giornalista del «New York Times», ricostruisce in queste pagine per la prima volta l’intera storia di Twitter, spiegandoci le ragioni del suo clamoroso quanto inaspettato successo. Attraverso una minuziosa indagine, compiuta esaminando carte ed e-mail riservate, e intervistando decine di persone che hanno assistito alla gestazione e alla nascita del social network a 140 caratteri, Bilton ci offre un vivido ritratto dei suoi quattro inventori: Evan Williams, il tranquillo ragazzo di campagna che aveva già cambiato il volto di Internet diffondendo, e rendendo molto remunerativo, l’uso dei «blog»; Jack Dorsey, che dopo essersi tagliato i dreadlocks azzurri contribuì a elaborare l¿idea originale ed è ora acclamato come il successore di Steve Jobs; Christopher Stone, burlone e diplomatico nonché coscienza morale del team, l’unico a restare in buoni rapporti con gli altri tre quando fra loro scoppiò una profonda e insanabile rivalità; Noah Glass, il timido ma visionario nerd che, nonostante avesse profuso ogni energia creativa nel nuovo progetto, ne fu brutalmente estromesso, e il suo nome cancellato dalla storia ufficiale della società.
Già, perché il cammino di Twitter è costellato di piccoli e grandi drammi, amicizie tradite e feroci lotte di potere; del resto, la posta in gioco era altissima: il controllo di un servizio che, in appena sei anni, era andato ben oltre le intenzioni originarie di fornire ai giovani uno strumento per scambiare in tempo reale opinioni con gli amici, diventando un mezzo di comunicazione universale di straordinaria efficacia, usato sia dalle aziende per commercializzare i loro prodotti sia dai cittadini per combattere l’oppressione politica, come ha dimostrato lesplosione della Primavera araba.
 Un servizio web che oggi vale 11,5 miliardi di dollari e conta quasi 300 milioni di utenti, fra cui alcuni dei personaggi più influenti del pianeta, come Barack Obama e papa Francesco, che hanno scelto i «cinguettii» per far sentire a tutti la loro voce.

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