Robotica di servizio: Inail e Sant’Anna sperimentano un esoscheletro per la mano

Dalla sala stampa dell’Inail, nostro partner nei progetti e-Care Family e The Italian Makers, vi proponiamo questa notizia che racconta l’avvio di una sperimentazione per restituire la sensibilità perduta alla mano, grazie ad un esoscheletro. E, come ogni anno, alla RomeCup 2014 sarà dedicato ampio spazio anche alla biorobotica e alla robotica di servizio.

protesi_manoProtesi della falange, Inail e Sant’Anna di Pisa insieme per un progetto triennale. Particolare di un esoscheletro messo a punto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

La collaborazione, che sarà sviluppata presso l’Istituto di Biorobotica di Pontedera e il Centro Protesi di Vigorso di Budrio, prevede la realizzazione di un prototipo in grado anche di restituire la sensibilità perduta. In Italia l’80 per cento di amputazioni e malformazioni degli arti superiori interessano proprio la mano

PISA – Realizzare un prototipo di falange di un dito della mano, integrato da sensori in grado di restituire la sensibilità dell’arto perduto alla persona che la indosserà. È questa la sfida del progetto di durata triennale che ha preso avvio grazie alla convenzione appena sottoscritta da Paolo Dario, direttore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con sede principale al Polo Sant’Anna Valdera di Pontedera, e da Enrico Lanzone, direttore del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna).

Coinvolti anche dieci giovani ricercatori. Il progetto, la cui denominazione scientifica è “PPR3 – Sviluppo di un sistema protesico nelle amputazioni digitali della mano”, sarà svolto sotto la responsabilità scientifica di Christian Cipriani, ricercatore dell’Istituto di Biorobotica, in collaborazione con Rinaldo Sacchetti, Paolo Catitti e Angelo Davalli, responsabili per il Centro Protesi di Vigorso di Budrio, struttura di eccellenza nel campo della protesica e della riabilitazione, con circa 10mila assistiti all’anno, e coinvolgerà dieci nuovi giovani ricercatori, che svolgeranno la loro attività a Pontedera e a Vigorso.

“Mix eccellente tra capacità progettuali ed esperienza applicativa”. Come sottolineato dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice, “con questo accordo il nostro Istituto continua a frequentare la frontiera della ricerca. La robotica potrà portare grande innovazione nella qualità delle protesi e nelle pratiche della riabilitazione. La collaborazione tra l’Istituto di Biorobotica del Sant’Anna e il Centro Protesi di Budrio garantisce una mistura eccellente tra capacità progettuali ed esperienza applicativa”.

Un centro riconosciuto tra i leader internazionali. In questo nuovo progetto, finanziato dall’Inail, la Scuola Superiore Sant’Anna metterà a disposizione la propria consolidata esperienza nello svolgimento di attività di ricerca sulle protesi di mano e sulle interfacce bidirezionali non invasive, ovvero in grado sia di decodificare le intenzioni di movimento da segnali registrati sul paziente, sia di stimolare il moncone dell’amputato, restituendo un’esperienza tattile utile per il controllo della protesi. Per queste attività l’Istituto di Biorobotica è riconosciuto fra i leader internazionali, come testimoniano anche numerose pubblicazioni scientifiche su autorevoli riviste internazionali.

“Una conoscenza che viene da lontano”. “Quella con Inail, e in particolare con il Centro Protesi – precisa Paolo Dario – è una conoscenza che viene da lontano, iniziata trent’anni fa con il professor Johannes Schmidl, un vero innovatore in campo protesico, poi proseguita negli anni Novanta con la creazione di un centro che ha dato impulso alla ricerca in campo protesico, per giungere fino a oggi, a questo importante progetto su cui lavoreremo ancora in partnership”.

La sfida è particolarmente impegnativa. La platea delle persone interessate all’innovativa protesi della falange di un dito è potenzialmente ampia. Secondo i dati messi a disposizione dal Ministero della Salute, infatti, sono oltre 3.600 i casi di amputazione e di malformazione congenita degli arti superiori registrati in Italia. Più dell’80 per cento riguardano la mano e le dita e avvengono in ambito lavorativo. Nel distretto della mano risiede la maggior parte delle capacità sensoriale dell’uomo, oltre che la capacità di presa e manipolazione degli oggetti. Il progetto si presenta particolarmente impegnativo perché, come sottolinea il responsabile scientifico Christian Cipriani, “costruire una protesi funzionale in questi casi è molto difficile, soprattutto a causa dei ridotti spazi che si hanno a disposizione per alloggiare i dispositivi elettronici e meccanici tipici di una protesi”.

“Verso un sistema sensorizzato connesso con il suo utilizzatore”. La particolarità delle amputazioni delle dita e della mano, inoltre, “rende complessa l’applicazione di tecniche chirurgiche e protesiche di tipo tradizionale – aggiunge Cipriani – Eppure replicare i movimenti delle singole dita con modalità di controllo simili a quelle utilizzate dalle protesi di nuova generazione è un obiettivo raggiungibile, come dimostra la comparsa sul mercato, negli ultimi anni, di alcuni dispositivi motorizzati. La novità del nostro progetto sta invece nello sviluppare un sistema protesico sensorizzato e connesso in modo bidirezionale con il suo utilizzatore”.

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