Come cambiano giochi e videogiochi. E i giocatori

Abbiamo conservato alcuni ritagli di giornale che in questi giorni parlano di giochi, videogiochi e di nuove tecnologie divertenti, cercando di interpretare i cambiamente dei nuovi ambienti digitali. Intanto il Libro bianco media e minori lancia un nuovo allarme sulla cyberdipendenza, ma dei genitori, non degli adolescenti. Per questo pensiamo sia importante educare tutte le generazioni all’uso responsabile delle nuove tecnologie con progetti come Genitori su Internet e Nonni su Internet, coinvolegndo i nativi digitali nel ruolo di facilitatori.

Avvenire-250114Videogame, adulti cattivi maestri. Davanti al pc fino a 3 ore al giorno
Nel Libro bianco media-minori anche i genitori che sbagliano. Uno su tre ammette la cyber-dipendenza. E i figli “imparano”
di Alessia Guerrieri
Avvenire, 25 gennaio 2014

ROMA – Sembra di vederli, perché in fondo l’abbiamo fatto tutti da adolescenti. Cambiare di gran fretta il canale in tv o pagina internet non appena mamma e papà entrano in camera. Eppure loro, i grandi, sono davvero convinti – nove volte su dieci – di controllare cosa guardano i propri figli su tablet e piccolo schermo. Ma forse non sanno che più del 40% dei loro ragazzi 17enni gioca a poker online, oltre due su dieci vanno abitualmente su siti pornografici e metà di loro passa fino a tre ore davanti ai videogiochi. Con buona pace di chi li crede davanti al computer per una ricerca scolastica (solo il 25% dei ragazzi apprezza delle rete le enormi potenzialità per lo studio). Affascinati dalle possibilità di internet per socializzare, spaventati però di finire in qualche guaio con la giustizia navigando tra i siti, gli adolescenti italiani alle nuove tecnologie chiedono leggerezza e svago, ma soprattutto – otto su dieci – vorrebbero maggiori controlli per evitare che diventino nocivi.
È una bussola di norme nazionali ed europee, ma anche un condensato dei comportamenti di adulti e ragazzi davanti ai social media il primo libro bianco Media e minori, presentato ieri da Agcom e Censis. Oltre cinquecento pagine di analisi e scenari utili a fotografare il rapporto tra bambini e tv, così come quelle con il mondo del www. «Il punto fermo», ora è l’analisi appena completata, secondo il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani, per avere consapevolezza del «passaggio a un nuovo ambiente tecnologico» e mettere paletti chiari, coinvolgendo anche famiglia e scuola. L’obiettivo non è dare ricette certe, ma strumenti di conoscenza che aiutino a orientare le politiche in materia di tutela dei più piccoli rispetto ai pericoli della rete e ai messaggi a volte fuorvianti della tv. Anche se, aggiunge il coordinatore del libro per l’ Agcom, Giulio Votano, c’ è una «discrasia tra gli strumenti che ha in mano l’ autorità e la realtà effettiva », soprattutto per la labilità dei contenuti 2.0.
È proprio il senso d’ impotenza, infatti, una delle caratteristiche che contraddistingue pure i genitori (23%), quando giudicano i messaggi dei media contraddittori rispetto ai propri sforzi educativi. Fa da contraltare, invece, nella rilevazione Censis che ha coinvolto un migliaio di adulti, il fatto che sei su dieci dicano di utilizzare i contenuti dei media come stimolo per dialogare di più con i figli. Luci e ombre, insomma, anche quando si analizzano i comportamenti di mamma e papà, non sempre da manuale. Quasi un terzo degli adulti, infatti, passa davanti ai giochi offline tre ore al giorno che in certi casi (2%) diventano anche il doppio. Stessa musica per lo svago cercato in rete, dove la metà degli adulti vive almeno due ore al giorno e un altro 23% fino a 4. Non sono però sempre da bacchettare i genitori, che ammettono di controllare assiduamente pc (65%) e videofonini (70%), consapevoli non solo del loro ruolo educativo, ma anche della correlazione tra i contenuti dei media e lo sbandamento morale della propria prole (62%).
E quattro su dieci chiedono a gran voce persino una tv più pedagogica, oltre che maggiori strumenti che li aiutino a controllare i ragazzi online.
Ma a sentire i più giovani, però, tutti questi divieti dei genitori non ci sarebbero, soprattutto tra gli adolescenti. Se è vero, infatti, stando alla seconda indagine Censis su oltre 500 bambini, che appena il 4,7% dei bimbi fino a 6 anni guarda la tv in solitaria, è altrettanto vero che il 40% dei giovanissimi italiani ha una tv personale, dunque fuori dall’ occhio dei grandi, e che la metà di loro poi accede ai palinsesti del piccolo schermo o della rete, in autonomia. Una delle baby-paure, inoltre, è che venga lesa propria privacy (29%), che si finisca dipendenti da e-commerce e poker online (23%), nonché invischiato in traffici illegali (21%). E non chiedetegli cosa vorrebbero non vedere più in tv: certamente programmi come il Grande Fratello, meglio quelli che fanno sognare (come Amici) o quelli spiritosi (come I Simpson). E per cortesia, sembrano dire quelle percentuali che talvolta sfiorano il 50%, basta volgarità, violenza e superficialità.

I livelli? Non esistono. I nuovi videogiochi
di Stefano Silvestri
Corriere della Sera, 24 gennaio 2014
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Computer batte consolle. Il futuro si chiama Christine
di Federico Cella
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Videogiochi, nuova fabbrica dei sogni
di Gigio Rancilio
Avvenire, 23 gennaio 2014
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