La scuola che buca lo schermo

Anche i non addetti ai lavori conoscono il significato dell’espressione “bucare lo schermo”, che significa imporsi all’attenzione dei telespettatori, capacità di far presa sul pubblico. E la scuola può fare questo? Ragazzi che studiano in laboratorio alle prese con le saldature di un robot e “vecchi” che tornano a scuola per imparare a smanettare sulla tastiera a chi possono interessare? La scuola può ancora incuriosire il grande pubblico?

Guardiamo questi quattro frammenti di televisione proposti da Rai Scuola, dal programma #Nautilus condotto da Federico Taddia. C’è un problema di sincronia tra audio e video che, anziché dare fastidio, fa risaltare ancora di più l’espressione dei volti, la naturalezza, la passione per le cose che si dicono e si fanno. Le immagini ci portano in due scuole dell’ex periferia romana, a nord il Sisto V, alla Bufalotta al confine con il Tufello, e al sud il Leon Battista Alberti all’Eur, il monumentale “quartiere Europa”.
A raccontare la vita della scuola sono due ragazzi, volontari della conoscenza, che oggi studiano con successo all’università, Danila Fruci e Lorenzo Angelilli.

Che dite? La scuola può bucare lo schermo? Possiamo immaginare un servizio pubblico che torna a fare scuola in televisione, l’elettrodomestico più diffuso nelle case degli italiani?
Solo se la scuola entra nei palinsesti della televisione riusciamo a colmare in breve tempo la distanza che ci separa dagli obiettivi di Europa 2020.

Per saperne di più sui progetti raccontati nei quattro servizi:

Invecchiamento_iconInvecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale


RoboticaRobotica educativa, rete multisettoriale, smart specialization

 

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