Disoccupazione giovanile, come leggere i dati

Ieri l’Istat ha pubblicato i nuovi dati su occupazione e disoccupazione in Italia per novembre 2013, con aggiornamenti anche per la disocuppazione giovanile. Un testo scarno che sfiora le venti righe con diversi numeri e percentuali. Nel titolo, tra parentesi c’è anche una specifica, importante: Occupati e disoccupati (dati provvisori).

Nel racconto dei media, però, è presente soprattutto un dato, contenuto nel paragrafo che racconta la situazione dei giovani tra i 15 e 24 anni.
Ecco cosa dice il comunicato dell’Istat: “I disoccupati tra i 15-24enni sono 659 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,0%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 0,4 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 41,6%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,0 punti nel confronto tendenziale”.
Istat, Occupati e disoccupati [testo integrale in formato pdf]

Ecco, invece, alcuni titoli scelti dai media
La Repubblica
La disoccupazione sale al 12,7% . A novembre resta record dal 1977
Il tasso di disoccupazione giovanile è al 41,6%, 4 punti in più sul 2012 e anche in questo caso al top

Il Sole 24 Ore
Disoccupazione record al 12,7%, quella giovanile schizza al 41,6 per cento

Rai News
Disoccupazione giovanile schizza al 41,6%, mai così alta dal ’77. Il dato generale sale al 12,7%

Ne approfittiamo allora per proporre un documento del Censis pubblicato nel giugno scorso, ma passato quasi inosservato: Un mare di numeri, senza interpretazione.
In particolare a pagina 24 si parla proprio degli allarmanti livelli di disoccupazione giovanile. Ma nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni non ci sono proprio quei giovani che l’Italia deve spingere sempre di più a studiare e a formarsi? Scrive il Censis: “È forse più opportuno pensare che molte persone a quell’età preferiscano studiare e formarsi piuttosto che cercare un lavoro”. Un tasso di attività basso “forse è da considerarsi, sotto molti aspetti, più fisiologico che patologico”.

Il dato veramente allarmante è quello “scorporato”, cioè quello che individua i Neet (Not in Education, Employment or Training), i giovani che non studiano e non lavorano.

Di troppi dati si può morire”, ammonisce il Censis. “Un sondaggio al giorno, 4 indagini dell’Istat a settimana (+23% di pubblicazioni e dati disponibili rispetto al 2010), oltre 4.800 dataset di open data delle amministrazioni pubbliche consultabili online. Ma tanti numeri senza interpretazione non hanno previsto la crisi, né saputo curarla.
Siamo giornalmente esposti a una valanga incontrollata di numeri. L’inflazione dei dati diffusi risulta evidente nella comunicazione quotidiana di giornali e televisioni, con misurazioni, rating, indicatori di agenzie internazionali che assurgono a notizie e rischiano di disorientare famiglie e imprese, più che aiutarle ad affrontare le difficoltà”.

Insomma, troppi numeri e poca interpretazione ci disorientano e non ci aiutano a capire la crisi. Dobbiamo imparare a leggere in maniera critica anche dati e statistiche.

Cosa fa la FMD per contrastare il fenomento dei Neet
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