Rapporto Giovani: perché le statistiche non raccontano “i volontari della conoscenza”

All’esperienza della Rete dei volontari della conoscenza, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale a partire dal progetto di alfabetizzazione informatica Nonni su Internet, sono stati dedicati molti articoli e servizi televisivi.
L’ultimo è quello del programma #Nautilus di Rai Scuola dove prende la parola proprio un volontario della conoscenza.

Ma vi siete mai chiesti perché, nonostante l’informazione propronga modelli positivi, le statistiche continuino a raccontare  in maniera negativa i giovani, senza tenere conto della condizione di incertezza e di marginalità sociale in cui vivono?

VitaIl mensile Vita in edicola dedica un approfondimento al Rapporto Giovani e, in particolare, ai dati che riguardano il volontariato, perché raccontano ancora una volta un calo dell’impegno. E sul sito del magazine l’articolo di Sara De Carli, dal titolo Giovani e volontariato: Rottamiamo le vecchie categorie, anticipa alcuni nodi cruciali della cover story del primo numero dell’anno e propone varie riflessioni a partire dal contributo di una delle curatrici, Elena Marta, professore ordinario di Psicologia sociale e di Psicologia di comunità all’Università Cattolica di Milano.

Secondo il Rapporto Giovani, promosso dall’Istituto Toniolo con Fondazione Cariplo e Università Cattolica, quasi due giovani su tre (il 64,8%) non hanno mai fatto volontariato e solo il 6,6% lo fa in modo continuativo. In mezzo c’è un 7% che il volontariato lo fa, ma con un impegno saltuario. Oltre l’86% dichiara di non appartenere ad alcuna associazione.
Secondo Elena Marta il problema non sono i dati in sé ma le categorie con cui vengono raccolti: “dobbiamo cambiare la lente attraverso cui guardiamo il fenomeno”.

Scrive Sara De Carli spiegando il pensiero di Elena Marta: Le indagini statistiche infatti si fanno con delle domande standard, che bene o male partono dal fotografare come volontario chi dedica a un’organizzazione sociale tre ore alla settimana o 20 giorni all’anno. La professoressa Marta è netta: «Abbiamo categorie vecchie. Bisogna fare nuove domande, chiedere le cose in modo diverso». Altrimenti? «Altrimenti resta fuori tutto il volontariato informale e non penso solo a ciò che passa da internet. Restano fuori l’educatore d’oratorio, i volontari dei tanti festival che da questo punto di vista hanno appassionato un numero imprevedibile di giovani volontari, l’impegno civico per l’ambiente, la raccolta differenziata, i Gas».
E, ovviamente, restano fuori, aggiungiamo noi, anche i Volontari della conoscenza!

Continua Sara De Carli nel suo articolo: Sul campo, la professoressa Marta racconta di aver visto che funziona proporre ai giovani piccole azioni di volontariato in cui sperimentarsi, anche indipendentemente da organizzazioni, per esempio raccogliere i bisogni di alcuni anziani a cui portare la spesa: «Questo però vuol dire che le organizzazioni non devono puntare ad avere volontari, ma a costruire cittadini che capiscano il senso del volontariato come habitus civico», riflette. E confessa un sogno: «Mi piacerebbe leggere nei bilanci sociali delle organizzazioni quanti giovani sono stati agganciati nel corso dell’anno: non per la mia associazione, però, ma per il mondo intero».

Allora perché non invitare i curatori del Rapporto Giovani a conoscere i volontari della conoscenza? E anche a vedere il video di presentazione della campagna di adesione alla “Rete dei Volontari della Conoscenza”.

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