L’evoluzione digitale della specie e la decrescita felice di Facebook

Del tentativo di Facebook di comprare per 4 miliardi di dollari Snapchat ne hanno parlato tutti i giornali e in molti hanno cercato di capire perché i giovani snobbano Facebook che però continua a fidelizzare gli adulti: Facebook resta social network di riferimento per gli adulti Usa. Ma in Italia le cose sembrano andare diversamente e, almeno stando alle statistiche, Facebook rimane il social network di elezione anche per i giovani.

Nell’ultimo Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione gli under 30 italiani vengono definiti “i protagonisti dell’evoluzione digitale della specie”. Il 90,4% dei giovani si connette a internet, l’84,4% tutti i giorni, il 73,9% per almeno un’ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano soprattutto Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 66,1% ha uno smartphone e il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet.

Da Londra arrivano segnali diversi: qualche giorno fa il portale Rai News titolava “Facebook morto e sepolto”, meglio Whatsapp. Scrive Laura Squillaci che firma l’articolo: “Gli adolescenti voltano le spalle alla creatura di Zuckerberg. Ormai preferiscono le chat. Lo rivela uno studio inglese, secondo cui i ragazzi tra i 16 e i 18 anni stanno progressivamente abbandonando il social network perché non gradiscono di avere tra i loro amici i genitori. Troppo imbarazzante condividere la propria vita, magari scandita da foto compromettenti”.

Intanto anche Snapchat è al centro di polemiche, sempre per la sicurezza dei dati, dopo l’attacco degli hacker che sono riusciti a entrare in possesso di 4,6 milioni di numeri di telefono degli utenti. La nuova release dovrebbe tamponare la falla nella sicurezza di una delle applicazioni di messaggistica più scaricate del 2013.
E il quotidiano Il Sole24Ore ricostruisce la vicenda di Facebook accusata di spiare i dati personali: Class action contro Facebook.

Ma le criticità dei social network sono solo un problema di sicurezza? Per il blogger Massimo Mantellini che scrive “Contrappunti”, su Punto Informatico, il vero problema è “l’insostenibile complessità di Facebook“.
Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di Sociologia dei new media all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, scrive su The Italian Way: “l’esigenza principale dei teenager sembra essere quella di gestire lo scambio di contenuti seguendo due percorsi:
1. cerchie sociali più evidenti e migliore gestione delle proprie audience in real time, al di là dello sguardo di eventuali adulti o di persone fuori cerchia. In questo senso WhatsApp è ancora meglio di altri;
2. la gestione di contenuti più privati e volatili. Per una generazione socializzata ad una realtà della Rete non-anonima, come quella di Facebook, l’esposizione anonima (o gestibile come tale) diventa un valore”.
E poi c’è il primato dell’immagine: “Un selfie vale più di mille parole.

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