Scuola-lavoro, l’intervista al ministro Giovannini

Il quotidiano Il Sole 24 Ore pubblica oggi una lunga intervista al ministro Enrico Giovannini (Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità).

“Lavoro più semplice per le imprese”
Giovannini: confronto con i partiti sulle regole contrattuali, ma bisogna agire su più fronti
di Davide Colombo
Il Sole 24 Ore, 31 dicembre 2013
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Ci sono gli incentivi, di recente potenziati con i fondi comunitari per assumere giovani, donne e over 5oenni. Ma ci sono anche le nuove semplificazioni sulla flessibilità in entrata e l’apprendistato, il piano nazionale Garanzia giovani e le nuove misure per l’orientamento al lavoro nell’ultima classe della scuola media inferiore e nelle medie superiori dove, negli ultimi due anni, e a partire dal prossimo anno scolastico si praticherà l’alternanza scuola-lavoro. E poi c’è il primo intervento sul cuneo fiscale e il rifinanziamento degli  ammortizzatori in deroga, con i 2,5 miliardi stanziati per il 2013 e la dote ulteriore annunciata per gennaio.

La sintesi degli interventi realizzati nei primi sei mesi di Governo per rilanciare l’occupazione (misura madre il dl 76 di giugno) non esaurisce certo il campo d’intervento del ministro del Lavoro. Per completare il quadro bisognerebbe aggiungere le ulteriori salvaguardie per 33mila esodati, il lancio del nuovo strumento universale per la lotta contro la povertà (600 milioni per il prossimo biennio più i 250 milioni del solo 2014 per la vecchia social card), gli interventi previdenziali, con lo sblocco delle indicizzazioni, lo stop alle penalizzazioni per i donatori e chi assiste disabili e familiari, e il nuovo contributo di solidarietà sugli assegni oltre i 9omila euro annui.
Ma è di quel nucleo centrale d’interventi che Enrico Giovannini vuole parlare in quest’intervista di fine anno con il Sole 24 Ore. Perché, come spiega il ministro del Lavoro, «racchiude in sé un insieme di misure legate da una sequenza logica molto chiara e perché ha un carattere propedeutico che ci consentirà di cogliere ogni refolo della ripresa in atto». Nessuna risposta, invece, sulle voci che si rincorrono in questi giorni di un possibile rimpasto di Governo.

Ministro, nel terzo trimestre dell’anno il saldo tra assunzioni e cessazioni è finalmente tornato a crescere.
Siamo in una fase di inversione del ciclo che lascia ben sperare. E per sostenere il massimo di occupazione, tenendo conto che la domanda di lavoro ripartirà solo dopo che saranno riassorbite la cassa integrazione e le riduzioni di orario (cosa che nel terzo trimestre sta già accadendo nell’industria manifatturiera), servono tutti gli strumenti possibili, mentre non c’è un intervento che da solo possa soddisfare le esigenze di tutte le imprese.

Le 35mila domande di assunzione degli ultimi mesi dimostrano che gli incentivi per assumere giovani entro il giugno del 2015, nonché donne e over 50, funzionano?
Dei 18.300 giovani, il dato è aggiornato al 20 dicembre, sono 15.300 i neo-assunti a tempo indeterminato e solo tremila le trasformazioni di contratto a termine. Ma vi anticipo un altro risultato di un’indagine Excelsior sull’ultimo trimestre da cui risulta che l’8o% delle imprese sondate dichiara di conoscere i contenuti del decreto 76. Ebbene, il 9%, circa 150mila imprese, dice che certamente o probabilmente utilizzerà gli incentivi per le nuove assunzioni, di questi un terzo assumerà per beneficiare dello sgravio, mentre solo il 17% dice che avrebbe assunto comunque. Inoltre, gran parte delle altre imprese non conta di usare l’incentivo non perché non lo ritenga conveniente, ma semplicemente perché non pensa di assumere nuovo personale, e in una situazione ciclica come l’attuale è un dato che non sorprende. Come dicevo, fermo restando che senza espansione non c’è neanche occupazione aggiuntiva, non esiste una singola misura che soddisfa tutte le esigenze.
Ricordo, a tale proposito, che è appena partito anche il bonus per chi assume un lavoratore in Aspi, la cui convenienza per l’impresa è massima per l’assunzione di lavoratori appena entrati nella condizione di disoccupazione.

Per le politiche attive ora le aspettative più forti si concentrano sul Piano garanzia giovani.
Lo abbiamo presentato alla Commissione europea nei tempi previsti e ora aspettiamo il via libera sui fondi, ovvero 1,5 miliardi per il prossimo biennio.
A gennaio chiuderemo gli ultimi incontri operativi con le Regioni e le Province. Il lavoro realizzato dalla Struttura di missione del ministero è stata molto importante per disegnare e coordinare l’intervento su tutto il territorio nazionale: con la messa in rete di tutti i dati sui giovani che si rivolgono ai centri per l’impiego e alle altre strutture autorizzate, il profilo di ognuno sarà leggibile a livello nazionale e i giovani in cerca di impiego diventeranno quindi “contendibili”. Entro il primo trimestre sarà possibile iscriversi al programma e ricevere, entro quattro mesi, oltre che strumenti informativi e di orientamento, possibilità d’inserimento in piani di istruzione e formazione, esperienze di tirocini, contratti di apprendistato, esperienze nel Servizio civile o, ancora, l’accompagnamento all’avvio di una iniziativa imprenditoriale autonoma.

Oltre al decollo di queste iniziative, che cosa c’è dietro l’angolo a gennaio?
Apriremo un cantiere per le semplificazioni amministrative con le parti sociali e i consulenti del lavoro. Obiettivo: rivedere le dieci procedure più onerose per le imprese entro un mese, per poi modificarle e nel frattempo affrontarne altre dieci, e così via. Sempre entro gennaio presenteremo un disegno di legge delega per avviare la definizione di un Testo unico delle norme sul lavoro, come previsto dal piano Destinazione Italia.

Il dibattito di questi giorni propone anche modifiche della regulation più ampie come il contratto unico.
Sono pronto a discutere di contratto unico odi altre misure al più presto con i responsabili per il lavoro di tutti i partiti. Tra l’altro a gennaio contiamo di presentare i dati finali del primo monitoraggio completo sull’impatto della legge 92: sappiamo che i contratti di lavoro intermittente sono calati molto, da circa 29omila a 8omila a trimestre; sappiamo poi che l’apprendistato nel terzo trimestre è un po’ ripartito e aspettiamo i dati del quarto trimestre (nel quale sono scattate le semplificazioni normative per questo contratto) per capire se il cambiamento di tendenza verrà confermato; abbiamo poi visto che la regolazione delle causali per i contratti a termine è stata introdotta in diversi contratti nazionali di categoria, recependo quanto previsto dal DL 76. Insomma, muovendoci nella consapevolezza che un’ampia sequenza di interventi è già stata adottata e sapendo che l’implementazione di tutte le misure è fondamentale per arrivare a risultati di ampie dimensioni, siamo pronti a un calendario dí nuove iniziative che comprende anche un completamento delle riforme avviate sugli ammortizzatori sociali.

Con quali obiettivi? Si parlava di estendere le tutele a 3,5 milioni di lavoratori che oggi non ne hanno.
Il 9 gennaio apriremo un confronto con le parti sociali per migliorare l’applicazione delle nuove regole per estendere le tutele. Partiamo dal fondo residuale previsto dalla legge 92 con un contributo aggiuntivo dello 0,5%: ora le parti sociali hanno un nuovo termine per attivare i fondi bilaterali di finanziamento degli ammortizzatori e quindi per un eventuale opting out. Importante è che decolli una nuova compartecipazione per sostenere forme allargate di integrazione al reddito in caso di crisi che si affianchi al sostegno della fiscalità generale; contratti diversi e forme diverse di lavoro devono essere tutelate in situazioni di crisi partendo da equilibrate e differenziate forme contributive. Ma penso anche a qualcosa di più e di più immediato, come l’automatismo delle prestazioni definito dall’articolo 216 del Codice civile da estendere ai lavoratori parasubordinati, i quali dovranno avere diritto alla tutela Inps anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte dei datori di lavoro. Il nostro emendamento alla Stabilità non è passato, ma torneremo alla carica; costa solo 20 milioni l’anno.

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