Chi sono i maker?

Tante le definizioni dei makers fornite in rete: gli inventori del terzo millennio, gli hobbisti tecnologici del 21° secolo, i nuovi Leonardo, i fai da te tecnologici, gli artigiani digitali, un po' inventori e un po' smanettoni… Oppure descrizioni ancora più generali e ampie come “i maker sono tutti coloro che ritengono di poter realizzare in autonomia qualsiasi cosa”.

Il recente Manuale del maker, scritto da Andrea Maietta e Paolo Aliverti (Edizioni Fag, Milano 2013), confeziona questa definizione: “Il maker è una persona che prova piacere nel costruire oggetti con le proprie mani, con la propria inventiva, la propria tecnica e le proprie abilità. Il maker fa quello che gli artigiani fanno da secoli, con l’amore per il proprio lavoro e per la propria arte, con il supporto delle nuove tecnologie: è un artigiano digitale, che utilizza nuovi strumenti per reinventare una professione che sta scomparendo” (p.17).

Dare una definizione precisa è in realtà difficile, perché i makers (dal verbo inglese “make”, fare) sono attivi in diversi settori. Si interessano di tecnologia, design, arte, sostenibilità, modelli di business alternativi… Realizzano prodotti di tipo ingegneristico ma si occupano anche di attività artigianali più tradizionali.
Sono connotati anche dallo stile e dal metodo di lavoro: sono creativi, innovativi, cooperativi e risolutori. Mettono in comune conoscenze, competenze e risorse. Lavorano nella solitudine di un garage o in officine di fabbricazione digitale (Fab Lab). Vivono di comunità on line, software e hardware open source, ma anche del sogno di inventare qualcosa da produrre autonomamente, per vivere delle proprie creazioni, trasformando i problemi della crisi in opportunità.

Inoltre il movimento dei maker, che si muove e diffonde in modo trasversale, si basa sul riuso e condivisione dei risultati, sulla creatività e sull’innovazione, e su nuovi modi di produzione, tanto che le stampanti 3D sono diventate una sorta di strumento simbolo. Le diverse comunità locali sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo che, sul medio e lungo periodo, possono essere in grado di innescare importanti effetti virtuosi sull’economia.

Una definizione suggestiva dell’impatto culturale dei makers è sicuramente quella elaborata da Massimo Banzi, l'inventore di Arduino: “Prima c'era il copia e incolla, adesso il crea e stampa in 3D”.

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