Intelligenza o demenza digitale?

Nell’ultima settimana diversi quotidiani e settimanali hanno dedicato spazio all’ultimo lavoro dello psichiatra tedesco Manfred Spitzer dell’università di Ulm. Spitzer ha pubblicato con la casa editrice Corbaccio il volume Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi. E su Facebook è già disponibile un test per scoprire il proprio livello di demenza digitale.

Lo studioso italiano Roberto Casati che collabora all’inserto culturale del Sole 24 Ore così conclude così il suo lungo articolo Clic, e siamo meno intelligenti: “La stampa ama le guerre di opinione e i dibattiti. I poteri pubblici devono comportarsi con responsabilità, guardare i dati, e verificare se chi vuole vendere tecnologia ha dalla sua dati solidi. Non ci sono conferme empiriche dell’efficacia didattica dei nuovi media, soltanto narrazioni. E ci sono ormai molti dati empirici che indicano con forza che i nuovi media digitali farebbero meglio a stare dalla scuola o a entracrci con grandissima prudenza, se vogliamo veramente una ‘società fondata sulla conoscenza’, e non creare una o due generazioni con un ritardo nell’apprendimento che minaccia di essere irrecuperabile”.

Il dibattito è aperto, tenendo però che sotto accusa è l’apprendimento passivo con le nuove tecnologie. Scrive ancora Casati per spiegare il pensiero dello psichiatra tedesco: “Un’interazione manipolativa con cose materiali è fondamentale per lo sviluppo di un cervello che è per un terzo dedicato all’azione e per un altro terzo alla visione”. Questo significa che, ad esempio, la pratica della robotica educativa nella scuola, così come la intende la Fondazione Mondo Digitale, supera tutte le obiezioni di Spitzer.

demenza_digitaleManfred Spitzer
Demenza digitale
Come la nuova tecnologia ci rende stupidi
Corbaccio, Milano 2013
324 pagine, 19 euro

 

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